Un taglio alle bollette con le case passive

Nate in Germania e da poco tempo arrivate anche in Italia, consumano il 90% in meno rispetto alle case tradizionali. Che cosa sono e quanto costa averne una.

Una casa a costo energetico zero. Un’abitazione in grado di ridurre i costi energetici e di eliminare gli sprechi, fino al traguardo – non impossibile – delle bollette a costo (quasi) zero. Si chiama “passivhaus”, letteralmente “casa passiva”, è un tipo di costruzionenata in Germania e  da poco arrivata anche in Italia, ètalmente ben isolata da eliminare ogni tipo di dispersione di calore. Al momento le case passive nel mondo sono 50mila (7mila in Germania, 4mila in Austria, 3500 in Francia), mentre in Italia gli edifici del genere sono circa un centinaio, concentrati in Trentino Alto Adige e in Friuli Venezia Giulia. Qualche abitazione con queste caratteristiche, però, è stata avvistata anche nel Catanese. In tutto il territorio nazionale i numeri sono in crescita e c’è pure qualche eccellenza: l’hotel Bonapace di Torbole in provincia di Trento, per esempio, è  il primo “albergo passivo” certificato in Europa e il secondo al mondo.

Consumi energetici giù del 90%. Il concetto di casa passiva è stato definito negli anni Novanta dal tedesco Passivhaus Institut (istituto indipendente non a scopo di lucro che opera nel settore delle case passive, ha sede anche in Italia e rilascia la certificazione di edificio passivo a chi ne ha le caratteristiche) e prevede requisiti ben precisi. Sono passive le costruzioni il cui fabbisogno termico, grazie a una serie di interventi che permettono di trattenere il calore prodotto da persone, raggi solari ed elettrodomestici e a materiali che impediscono l’ingresso degli agenti climatici esterni, non richiede l’uso di impianti di riscaldamento o di raffreddamento. Pur non avendo caldaie o condizionatori, una casa passiva, quindi, è calda d’inverno e fresca d’estate. Secondo i calcoli dell’istituto, una struttura del genere consuma il 90% in meno rispetto alle case tradizionali e circa il 75% in meno rispetto alle abitazioni più nuove, costruite secondo la regolamentazione termica attuale (come dare un taglio alle bollette ve l’avevamo spiegato qualche tempo fa).

Vantaggi non solo economici. A prescindere dalla latitudine e dal clima, una “passivhaus” è in grado di sfruttare in modo efficiente il sole, così da rendere superfluo il ricorso a sistemi attivi di riscaldamento e raffreddamento. Per riuscirci occorre agire, in fase di progettazione, sull’orientamento dell’edificio, sulla distribuzione dei serramenti e sulle fonti di ombreggiamento. Oltre alla riduzione del costo delle bollette, le case passive permettono di mantenere temperature e calore equamente distribuito in tutte le stanze, di limitare al minimo le emissioni di anidride carbonica e di ridurre i depositi di polvere, dettaglio non superfluo se si considerano eventuali allergie.

Quanto costa una “passivhaus”. I costi per la costruzione di una casa passiva variano in base ai materiali utilizzati, alle tecniche di costruzione, alla metratura e alle aggiunte richieste dal cliente. Il prezzo, di solito, supera di circa il 10% quello sostenuto per la costruzione di una casa tradizionale. La spesa iniziale aggiuntiva, però, si ammortizza in un arco di tempo temporale non superiore al decennio. Per ottenere una casa passiva efficiente  si deve intervenire in fase progettuale, per le nuove costruzioni. Se al contrario l’idea è rendere “passivo” un vecchio edificio concon una ristrutturazione occorre una valutazione più profonda per capire se gli interventi di riqualificazione possono ridurre efficacemente eventuali dispersioni termiche.

 

redazione


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