Tutti pazzi per la pizza

Che sia una Margherita o una Luigi XIII non ci sappiamo rinunciare. Ne mangiamo 3 miliardi l’anno…

Le pizzerie. In Italia ci sono 25 mila pizzerie, 150 mila addetti e un volume d’affari annuo di 5,3 miliardi di euro. Al fianco delle 25 mila pizzerie troviamo infatti 69 mila ristoranti tradizionali, 6.500 ristoranti top e 5 mila facenti capo alla categoria moderna. A queste due ultime fasce è riservata la maggior fetta di fatturato in proporzione al numero di esercizi (dati Fipe).

Tre miliardi. Secondo i dati forniti dalla Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe), in Italia attualmente il consumo di pizze a settimana si attesta sui 56 milioni, ovvero quasi 3 miliardi di pizze consumate in un anno.

Ma quanto costa la pizza? Si va dai 2,88 euro delle pizze al taglio vendute nelle gastronomie, rosticcerie e panetterie ai 5,90 euro (altri sostengono che la media sia di 6,50) delle pizze tradizionali (servite nel piatto) di pizzerie o pizza-disco (Fipe).

I primati. Sempre secondo la Fipe la pizza più cara è a Milano e quella più economica a Reggio Calabria.

L’euro. La pizza Margherita che nel 2002 costava mediamente 3,36 euro ora è a 6,50 (+93,5%).

E una pizza in casa? 0,73 euro: «Certo nelle pizzerie devono essere aggiunti i costi di gestione e il guadagno del gestore, ma il ricarico è pari al 790%» (Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc).

Fai-da-te. Gli ultimi dati Istat rivelano che un italiano su tre (33 per cento) prepara più spesso rispetto al passato la pizza in casa (leggi qui la ricetta per la Margherita).

Pizza in compagnia. Il 30,5% degli italiani però ammette di non voler rinunciare alla pizza del sabato sera con gli amici, piatto unico, completo ed economico, grazie anche alle tante combinazioni possibili e all’elemento conviviale a cui si associa (dati Melarossa.it).

La Margherita. La Margherita mantiene saldamente il primato dei consumi, avanzano però lentamente i nuovi gusti: mais, formaggio caprino, mozzarella di bufala e pomodori Pachino, che si adagiano sempre di più su basi realizzate spesso con impasti senza glutine, adatti a chi soffre di celiachia, o con farina integrale.

La storia. Margherita di Savoia, in visita a Napoli nel 1889 con il consorte Umberto I re d’Italia, si fece preparare da don Raffaele Esposito, il pizzaiolo più famoso della città, tre varietà di quella “pizza” di cui tanto aveva sentito parlare. Particolarmente apprezzata quella a base di pomodoro, mozzarella e basilico (quindi con i colori del tricolore), che in suo onore fu chiamata “pizza Margherita”.

Record/1. Pizza da record sul lungomare di Marina di Massa. Con 1.172,97 metri di pasta, pomodoro, mozzarella e altri ingredienti la provincia di Massa Carrara ha conquistato il guinness dei primati. A organizzare la sfida è stata l’associazione Toscana Eventi, che ha tolto, grazie a cinquanta pizzaioli, il primato alla Polonia (1.143 metri). Sono servite, tra l’altro, oltre 2 tonnellate di farina e 30 chili di basilico. La sfida è servita per raccogliere fondi per i terremotati dell’Emilia.

Record/2. La pizza più cara del mondo costa 8.300 euro. È la Louis XIII, cucinata in Italia dal cuoco Renato Viola. Si tratta di una pizza piccola (diametro 20 cm) per due persone. Viene servita a domicilio accompagnata da vini esclusivi (ma inclusi nel prezzo). L’intera preparazione è fatta sul luogo, ad eccezione dell’impasto che avviene 72 ore prima. Ingredienti? Caviale, aragosta, formaggi prelibati e pure il sale dell’Australia.

La pizza papale. La pizza papale (in onore di Giovanni Paolo II): un quarto pizza margherita, un quarto crema di carciofi, un quarto crema di zucca, peperoncino forte e mozzarella, sull’ultimo quarto spinaci e mozzarella. E nel Giubileo del pizzaiolo (nel dicembre del 2000), gli artigiani riuniti in piazza San Pietro elessero il Papa «pizzaiolo dell’anno».

Pizza e birra. L’attrice Renée Zellweger che ingrassò 10 chili per girare il Diario di Bridget Jones: «Ogni sera, prima di andare a letto, dovevo mangiare una fetta di pizza e mezzo litro di birra».

Il peccato della gola. Secondo Paolo Villaggio il peccato più pericoloso è quello di gola: «Una volta Marco Ferreri mi raccontò di essere andato in una clinica per dimagrire e di essere stato trattato malissimo. Nottetempo era scappato con altri due complici per andare a mangiarsi una pizza. Vennero riacciuffati e il direttore tedesco della clinica li umiliò davanti a tutti gli altri degenti, trattandoli da imbecilli. Ferreri pianse molto… perché aveva dovuto lasciare al ristorante i tre quarti della pizza».

L’obesità. In Danimarca, la tassa contro l’obesità ha fatto aumentare il prezzo della pizza di 16 corone (2,15 euro) per ogni chilo di grassi. In media una pizza che pesa 300 grammi.

La merenda. L’esperto alimentare Giovanni Cama che prescrisse ai giocatori della Lazio un trancio di pizza margherita per merenda, ritenendo opportuno un pasto a base di carboidrati subito dopo gli allenamenti.

Buono per tutto. «Uno che è buono, è buono per tutto. Io Capello lo metterei anche a fare la pizza» (l’ex presidente del Milan Giussi Farina).

Consegna a domicilio. Pelé, “o Rei do Futebol”, ha vestito i panni di un pizzaiolo per un’iniziativa di marketing del Santos. Prima ha dato una mano a professionisti che preparavano in un ristorante. Poi ha preso lui stesso gli ordini telefonici dei tifosi del club, ai quali ha consegnato le pizze a domicilio, con tanto di tuta da fattorino.

Pizzafest. A San Giorgio a Cremano si è da poco concluso di il primo Pizzafest. In quattro giorni sono state sfornate novemila pizze. Il premio assegnato si chiama cornicione d’oro.

L’armistizio. Secondo un sondaggio dell’azienda Justeat la richiesta di consegne a domicilio è in continuo crescendo in Europa e in America. Gli ordini raggiungono il massimo il fine settimana, mentre l’inizio (lunedì e martedì) è il periodo di calma piatta. Il giorno con più ordini spetta all’11 novembre in Belgio, grazie alla festività del Giorno dell’Armistizio.

A Montecitorio. Alla buvette di Montecitorio per la pizza bianca ripiena di mozzarella e prosciutto ci vogliono 2,50 euro.

In prigione. Kim Jong-un, leader della Corea del Nord che, solo di recente, ha autorizzato il consumo della pizza. Considerata cibo capitalistico, fino a poco tempo fa garantiva la prigione.

Dal carcere. Il penitenziario minorile di Nisida, in Campania, assieme a una nota catena di pizzeria e all’associazione “Scugnizzi”, ha dato vita a una scuola permanente per pizzaioli. “Finché c’è pizza c’è speranza” è lo slogan con cui l’istituto penale della piccola isola vuole sensibilizzare i giovani reclusi ad imparare un mestiere, studiare i prodotti locali, diventare provetti pizzaioli per rientrare nel mondo del lavoro e abbandonare la strada della criminalità.

Le Olimpiadi della Pizza. A Napoli a vincere la prima edizione delle Olimpiadi della Verace Pizza Napoletana è stato un giapponese: Ohoka Shushei, di Hiroshima. L’Italia è il Paese che, invece, si aggiudica il maggior numero di medaglie, posizionandosi al primo posto nel Medagliere Internazionale. In seconda posizione il Giappone, terzi gli Stati Uniti.

In Europa. In base un’indagine della catena Justeat, Danimarca, Belgio, Norvegia, Svizzera ritengono la cucina italiana come cucina preferita. Il cibo tricolore ottiene ottimi risultati anche in Olanda e Gran Bretagna (2° posizione) ed in Irlanda e Spagna (3° posto).

In Germania. «A dicembre, in una pizzeria italiana del centro di Friburgo, in Germania, la Margherita costava 2,50 euro» (Alvi su Libero).

L’America. Le 4.500 pizzerie delle catene americane che operano fuori dagli Stati Uniti nel 2011 hanno aumentato il loro fatturato dell’8 per cento.

Eros. Ultima trovata dagli Usa: gli aromi semplici di pomodoro e mozzarella della pizza Margherita sarebbero afrodisiaci.

L’app. La blogger Monica Piscitelli per Luciano Pignataro Wine Blog ha recensito 46 pizzerie napoletane e ne ha fatto un’app. Si tratta di un database con personaggi, storie e specialità da scoprire e assaggiare. La guida descrive i locali e propone quattro classifiche per l’individuazione dei migliori artigiani, esercizi e prodotti. Ci sono: la Top 10 delle pizzerie Pala d’Oro, ovvero gli esercizi più affidabili tra i 46 recensiti; la Top 5 delle migliori pizze margherita; la Top 5 delle migliori pizze ripiene e, infine, la Top 5 delle migliori pizze creative, ovvero quelle più innovative, espressione dell’inventiva dei pizzaioli nella ricerca di accostamenti nuovi. Il costo dell’applicazione, su Apple store è di 1,59 euro. Su Android invece si possono trovare la pizzerie più vicine gratuitamente.

Corsi e lavoro. L’idea di diventare famosi pizzaioli fa gola a molti. Per trovare i corsi più adatti o consultare le proposte di lavoro basta andare su Pizza.it, il portale della pizza sempre aggiornato sulle ultime novità.

Follie. Pare che la filiale giapponese della catena internazionale Domino’s Pizza voglia aprire una pizzeria sulla luna. Il costo complessivo è di 15 miliardi di euro: 5 per il trasporto del materiale, 2 per il calcestruzzo, 8 per gli stipendi (dal Secolo XIX).

redazione


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