Ti porto a mangiare fuori (ma cucino io)

Invitare gente a cena senza farsi invadere casa: la soluzione, affittare un ristorante e diventare chef per un giorno. Come si fa e quanto costa…

Cucinare è come amare. «Cucinare è come amare… O ci si abbandona completamente o si rinuncia» (Harriet Van Horne).

Una cena con amici e parenti. La soluzione per chi ha poco spazio in casa e non vuole rinunciare a un pasto con parenti e amici al completo: affittarsi la cucina e la sala di un ristorante e diventare chef per un giorno.

Fenomeno in espansione. In altri paesi, soprattutto in Cina, il fenomeno è in espansione, in Europa siamo all’inizio. In Italia il riscontro è buono.

Da soli o con un aiuto. Come funziona. I gestori di un locale mettono a disposizione del cliente la cucina e la sala con i tavoli, sia nel giorno di chiusura sia durante la settimana. A questo punto, il cliente deciderà se agire completamente da solo o chiedere la collaborazione di cuochi e camerieri, se provvedere da sé alla spesa, il numero di tavoli di cui ha bisogno e così via. La soluzione è adottata soprattutto da chi vive in monolocali o in piccoli appartamenti, dove invitare gente diventa quasi impossibile.

Massima disponibilità. Duccio Di Giovanni, del ristorante Momoyama di Firenze, a VoceArancio: «Come mentalità siamo molto aperti, non ci tiriamo indietro. Fino a ora è capitato solo una volta, ma diamo massima disponibilità. Il cliente può decidere se chiedere un aiuto in cucina o occuparsi di tutto lui. Io preferisco in genere la collaborazione, anche per garantire al cliente e agli ospiti un certo standard qualitativo. Ci tengo che traspaia un certo tipo di servizio».

I fattori da cui dipende il costo. E il costo? «Il costo dipende da tantissimi fattori – prosegue Di Giovanni – e dal tipo di servizio richiesto. Varia in relazione a cosa si mangia o si beve, se il cliente decide di pensare a tutto da solo o chiede un aiuto in cucina e in sala, se il locale viene richiesto nel giorno di chiusura e così via. Di certo non è un prezzo eccessivo ma comunque variabile. In genere, però, si chiede questo tipo di servizio quando si ospitano almeno 40 persone».

Perché il prezzo cambia. Le tariffe, dunque, sono variabili: si parte da qualche decina di euro fino al migliaio per un gruppo di 25/30 persone. Tra i fattori che influenzano il costo:

-      dimensioni del locale;

-      numero di persone e di tavoli;

-      spesa;

-      presenza di cuochi e camerieri;

-      apparecchiatura;

-      tipo di servizio richiesto.

Nel dettaglio, comunque, il costo si aggira intorno ai 12 euro a coperto, compresa l’acqua, ma esclusi i camerieri e il vino. In questo caso, è il cliente che pensa alla spesa. Se si desidera il servizio con camerieri il prezzo sale di 7,50 euro circa all’ora, come previsto da contratto. Se invece non si vuole pensare alla spesa, ci si può rivolgere ai fornitori di fiducia dei ristoratori. Nella maggior parte dei locali le tariffe si mantengono uguali anche nel fine settimana.

Per gioco con la famiglia. Roberta Pasquali, del ristorante Nonno Ulrico, di Piombino, spiega a VoceArancio come la pratica di noleggiare la cucina e la sala sia iniziata per gioco con la famiglia: «Noi abbiamo iniziato per gioco, tramite i familiari, in maniera divertente. Da lì è stato un passaparola tra amici. Diamo la possibilità di affittare non solo nel giorno di chiusura, ma anche durante la settimana. Certo il sabato è un po’ più difficile perché è il giorno di massimo movimento. Il cliente a volte vuole solo la sala, altre il supporto con cameriere e la cucina. È vero che diamo il locale a persone che non conosciamo ma poi durante l’organizzazione si diventa amici. Il costo dipende da alcuni fattori, noleggio struttura, mise en place (la preparazione di tutto il necessario per il servizio, ndr), spesa e così via. Inoltre, nelle vicinanze ci sono aziende agricole e vitivinicole: se non si provvede da sé alla spesa si può ricorrere a loro».

Buon riscontro. «Da quando abbiamo iniziato abbiamo avuto un buon riscontro – continua Roberta –. In fondo è come a casa ma con i macchinari professionali. L’idea è: “Siamo tanti, si viene a cucinare da te”. Per esempio fare il fritto in casa è terribile, quindi vengono lì da noi, si fanno i fritti per i bambini e si sta in compagnia. Poi succede anche per le occasioni più tradizionali, come le comunioni».

redazione


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