Smartphone e tablet, accesi anche in aereo

Dopo gli Stati Uniti anche l’Europa dice sì all’uso dei device mobili (notebook esclusi) durante le fasi di decollo e atterraggio: per usarli in sicurezza basterà impostare sin da subito la modalità “aereo”…

Uno su tre lo lascia acceso. Un passeggero su tre, dice una ricerca della Cea, l’associazione che raggruppa i colossi mondiali dell’elettronica, confessa d’aver dimenticato acceso almeno una volta lo smartphone durante un viaggio in aereo. Il timore di creare un pericolo (i dispositivi elettronici potrebbero interferire con le strumentazioni di bordo) e di essere puniti (l’articolo 1231 del codice della navigazione prevede in questi casi l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino a 206 euro), comunque, dal prossimo mese apparterranno al passato.

Dopo gli Usa, l’Europa. Dopo gli Stati Uniti, infatti, anche l’Europa apre all’utilizzo di dispositivi elettronici durante il volo pure nelle fasi di decollo e di atterraggio. Smartphone, tablet e altri dispositivi in funzione soltanto durante la crociera, quindi, saranno presto un ricordo. L’Easa, Agenzia europea per la sicurezza aerea, ha infatti dato il suo ok per l’uso di questi dispositivi in volo.

Presto le nuove regole. A breve, spiega l’Easa, arriveranno nuove linee guida, che di fatto apriranno le porte al libero utilizzo dei device mobili all’interno dei velivoli. Unica condizione, il fatto che sia abilitata solo ed esclusivamente la modalità aereo (escludendo così il modulo telefonico). Entro la fine del mese, comunque, l’agenzia europea dovrebbe chiarire quali dispositivi potranno essere utilizzati senza problemi e quali, invece, resteranno vietati (i notebook per esempio, che debbono rimanere negli appositi alloggiamenti).

Per le chiamate in volo bisogna aspettare. Per quanto riguarda le chiamate in volo, l’Easa ha fatto sapere che ci sta pensando. L’Agenzia, in pratica, vorrebbe capire quali dispositivi possono creare problemi alla strumentazione di volo e quali no. Per adesso, però, in questo senso non cambia nulla.

Negli States cresce la protesta. Negli Stati Uniti la possibilità di conversare al cellulare in aereo ha suscitato molte perplessità. Sul sito della Casa Bianca c’è una petizione – le adesioni crescono di ora in ora – che dice: “In aereo i passeggeri sono immobilizzati in spazi ridotti, spesso per molte ore. Obbligarli ad ascoltare le conversazioni banali e rumorose degli estranei renderà terribilmente peggiore un’esperienza già scomoda e sgradevole”. Bersaglio delle proteste è la Fcc (Federal Communications Commission), l’authority che regolamenta le telecomunicazioni. Il suo presidente ha fatto sapere che presto – se la proposta sarà approvata dalla maggioranza dei cinque commissari della Fcc -  ci sarà il via libera ai cellulari oltre i 10.000 piedi (circa tremila metri) di altitudine. La decisione della Fcc non piace neppure agli equipaggi. L’Association of Flights Attendant, il sindacato degli assistenti di volo, dice: “I passeggeri sono a maggioranza contrari, noi pure. Ogni fattore che aumenti la tensione in cabina, e può sfociare in vere e proprie crisi di rabbia, non è solo inopportuna ma è anche pericolosa”. L’alternativa, ben più gradita, è quella di permettere l’uso del wi-fi, che consente di lavorare, navigare online, ricevere e mandare email ma non di telefonare.

Lasciare lo smartphone acceso è pericoloso? Ma lasciare lo smartphone acceso rappresenta veramente un pericolo? Spiega Flavio Canavero, docente di Compatibilità elettromagnetica al Politecnico di Torino: “Nelle cabine degli aerei, in particolare dietro i pannelli che rivestono le pareti corrono cavi, la cui lunghezza può raggiungere una decina di chilometri, che collegano il computer centrale con la rete di sensori che tiene sotto controllo i parametri vitali del velivolo. Se un oggetto che emette un campo elettromagnetico viene a trovarsi nelle vicinanze (per esempio, un telefonino dimenticato acceso in una cappelliera) c’è la possibilità che questo campo si agganci ai cavi e fornisca un’informazione sbagliata al computer centrale”. Potrebbe per esempio fargli credere che la temperatura dei motori sia molto più alta di quella effettiva, o che nei serbatoi ci sia meno carburante del previsto. 

Soprattutto una precauzione. “Anche nel caso in cui capitasse – conclude Canevaro – si tenga presente che ognuno dei sistema di bordo ha un suo gemello (in qualche caso anche due): in caso di anomalia, in pochi istanti scatterebbe una procedura per stabilire se si tratta di una emergenza reale o di un falso allarme”. Insomma, lo spegnimento dei device mobili è stato chiesto prevalentemente per prevenire eventuali incidenti la cui probabilità di verificarsi è comunque molto bassa. Per questo motivo gli Usa prima e il Vecchio Continente adesso hanno deciso di cambiare le regole.

redazione


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