Shopping online, istruzioni per l’uso

Sempre più risparmiatori comprano e sottoscrivono servizi via web e usano l’home banking, seduti al loro computer di casa o in mobilità, tramite smartphone e tablet.

Lo shopping on-line sta vivendo una fase di continua espansione, complici il periodo di crisi economica, che ha compresso la disponibilità delle famiglie, e la facilità di comparazione dei prezzi sul web. Anche in Italia, seppure in misura minore rispetto ad altri paesi europei, sempre più risparmiatori comprano e sottoscrivono servizi via web e usano l’home banking, seduti al loro computer di casa o in mobilità, tramite smartphone e tablet.

Un fenomeno in crescita costante

Oggi 13 milioni di persone in Italia hanno fatto un acquisto online e le vendite dell’e-commerce crescono a un ritmo del +18% (superando nel 2013 gli 11 miliardi di euro,dati Netcomm e Politecnico di Milano): queste cifre sono destinate ad aumentare ancora nel corso dei prossimi anni. Come cambia quindi per il risparmiatore l’esperienza d’acquisto? Ecco una serie di trucchi e consigli per ottimizzare lo shopping online, considerato che le dinamiche che lo governano sono spesso differenti da quelle dell’acquisto in store.

Niente gratificazione istantanea

Quando si fa shopping nel punto vendita si prova la classica euforia dell’atto d’acquisto, soprattutto se si è convinti di aver fatto un affare. Gli anglosassoni chiamano questo fenomeno “retail therapy”, o terapia dello shopping. Nel mondo del commercio elettronico, tuttavia, le cose funzionano diversamente: l’arrivo del bene acquistato è ritardato rispetto al pagamento e, con l’attesa della consegna, l’entusiasmo ne esce quindi affievolito. Uno studio del 2013 della Columbia University ha mostrato che gli sconti e le svendite tendono ad aumentare la soddisfazione quando non c’è ritardo fra l’atto del pagamento e fruizione del bene acquistato. La convenienza sul prezzo, però, può compensare questo fattore.

Attenti al “drip pricing”

Un deterrente all’acquisto online? La pratica del “drip pricing” (prezzo che cresce goccia a goccia), che rende difficile comparare i prezzi fra i vari siti in modo accurato e può condurre a scelte che non sono ottimali. Di che si tratta? Un potenziale cliente decide di comprare una certa macchina fotografica da un sito di commercio on-line. Man mano che avanza nella procedura di acquisto scopre però per il pagamento con carta di credito e per la consegna del prodotto sono applicate delle commissioni. Questa pratica sarebbe tra le più deleterie ai fini dell’ottimizzazione della scelta da parte dei consumatori.

Non cadere nella trappola dello “scaffale centrale”

Quando fanno la spesa al supermercato i consumatori tendono ad acquistare i prodotti collocati negli scaffali di mezzo, quelli in grado di attirare l’attenzione e di più facile accesso. Un esperimento pubblicato tre anni fa sulla rivista di psicologia cognitiva Applied Cognitive Psychology, suggerisce che un fenomeno simile possa esistere anche nel virtuale. I partecipanti all’esperimento, di fronte ad una fila di 5 immagini che ritraevano oggetti identici (disposte orizzontalmente o verticalmente, indifferentemente), tendevano a preferire quella nella posizione centrale. Secondo gli autori sarebbe quindi possibile applicare anche al negozio virtuale tecniche simili allo scaffale di mezzo del negozio fisico. Una cosa da tenere a mente quando si scorrono le proposte sui siti.

Ricordarsi del “pain of paying”

La ricerca sul “pain of paying”, ovvero il dolore di dover pagare, suggerisce che pagare in contanti comporti una maggiore consapevolezza sulle nostre spese rispetto a quando usiamo la carta di credito e che il separarci dalle nostre banconote ci faccia “soffrire” di più di quanto non facciamo quando strisciamo la nostra carta di credito, a parità di spesa. Riportando il concetto nella realtà del commercio on-line, è possibile che lo scarto temporale fra l’atto dell’acquisto e la consegna del prodotto riduca ulteriormente la consapevolezza, forse riducendo ulteriormente la sofferenza della separazione (dal denaro) e portandoci potenzialmente a spendere di più di quanto dovremmo.

PAOLO PIZZOLI
Paolo Pizzoli


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