Quelli che… applaudono in tv

I volontari (non pagati), i figuranti, le comparse parlanti. Tutto sul pubblico delle trasmissioni televisive: come fare domanda, quanto si può guadagnare e perché si viene scelti…

»L’applauso è diventato parte dello spettacolo… Sottolinea l’ingresso di un personaggio, lo toglie d’imbarazzo se deve andarsene, lo incoraggia se è timido, lo premia se è spavaldo, lo perdona se è un cane» (Ennio Flaiano). .

C’è chi paga (come a Zelig), chi viene pagato (pochi) e chi partecipa gratis (la maggior parte). Il pubblico in studio delle trasmissioni televisive è un mix di persone comuni, figuranti e attori.

Una prima divisione può essere fatta in tre categorie: gli spettatori, che da casa chiedono di partecipare a una trasmissione; i figuranti, utilizzati per fare numero o colore; e i figuranti parlanti, che hanno diritto di partecipare al dibattito in studio. I primi partecipano gratuitamente, le altre due categorie sono pagate: dai 30 ai 45 euro i muti, dai 50 ai 300 euro i parlanti.

Ma come si diventa pubblico televisivo? Il modo più semplice è telefonare o mandare una mail direttamente ai numeri e agli indirizzi di posta delle varie trasmissioni.

La Rai ha una sezione del suo sito dedicata a queste richieste (vedi qui) e un ufficio apposito che tiene un archivio con i dati delle persone pronte a partecipare come comparse o figuranti speciali. Oppure ci si può rivolgere a società ad hoc che, in accordo con le reti, si occupano di riempiere gli studi televisivi.

Il pubblico di Quelli che il calcio, 170/180 persone, normali spettatori tra i 20 e i 50 anni. Pomeriggio 2, su Raidue, ha venti persone in studio, tutti figuranti speciali che ruotano regolarmente. Ad Annozero i partecipanti, circa 130, sono più selezionati: una trentina di persone multietniche, la maggior parte universitari, pochi con i capelli bianchi, comunque tenuti lontani dalle prime file. Per assistere a Che tempo che fa di Fabio Fazio non ci sono limiti di età, ma bisogna essere molto attenti ai colori dell’abbigliamento: assolutamente vietato il viola, gli addetti alla sartoria sono sempre pronti a sostituire i capi indesiderati.

Per Mediaset c’è una società esterna, la Parterre, che gestisce il pubblico di tutti gli show che si registrano a Milano. In tv, alla fine di ogni puntata scorre un sottopancia, in gergo il crawl, con il numero da contattare, diverso per ogni programma. Si può anche fare richiesta direttamente sul sito Mediaset (vedi qui). Tutto poi viene girato e gestito da Parterre, sul cui sito è necessario compilare un modulo con nome, cognome, indirizzo, mail e cellulare e indicare a quale delle varie trasmissioni si vuole assistere. La partecipazione è riservata ai maggiorenni ed è completamente gratuita, anche gli spostamenti ed eventuali pernottamenti per raggiungere lo studio sono a carico del richiedente.

Enzo Iacchetti, che si è innamorato della sua attuale fidanzata, Tania Pelo, negli studi di Striscia la Notizia: «Era venuta a fare il pubblico ed è finita che stiamo insieme da tre anni».

Il sito Pubblico.tv permette di fare richiesta per trasmissioni Rai, Mediaset e La7 con studio sia a Roma che a Milano (La Domenica sportiva, Le invasioni barbariche, Matrix, Exit ecc.). Anche qui è necessario compilare un modulo con i propri dati, indicare l’età e lasciare cellulare e mail. La partecipazione è gratuita.

«Sono le 15.59. Siamo pronti. Sono tutti pronti. La pubblicità sta per finire e a un certo punto c’è l’immagine che appare, le telecamere che si accendono, noi che applaudiamo e una sirena che suona fortissimo, tanto che Giletti è costretto a dire in diretta: “Ma cos’è questa sirena?”. La sirena, scopro appena dopo, suona ogni volta che sta per iniziare il collegamento, solo che stavolta ha suonato un paio di secondi in ritardo e così Domenica In comincia al suono di una sirena, come se dovessimo scappare via subito» (Francesco Piccolo, L’Italia spensierata, Laterza 2007).

Quando si è chiamati come pubblico bisogna essere in studio circa due ore prima dell’inizio delle registrazioni, è necessario portare sempre con sé un documento e bisogna considerare che spesso si registrano più puntate nello stesso giorno.

A Chi vuol essere milionario di Gerry Scotti, lo studio, 154 persone, è riempito soprattutto da gruppi organizzati che arrivano in pullman (centri anziani, pro loco, circoli di amatori). Si comincia a registrare alle 12 e si finisce alle 19, tre puntate di seguito.

Lo studio delle Iene accoglie 120 persone e non si fanno sconti sull’età dei partecipanti, massimo 40 anni, ammesso qualche raro 60enne che rimane fuori dall’occhio della telecamera. Il direttore di Italia 1 Tiraboschi è inflessibile: alla prima puntata del Bivio fece cambiare la disposizione del pubblico perché non gli piaceva.

A Mattino cinque il pubblico deve intervenire nel dibattito, se si è brillanti si viene richiamati. In studio, come in tutte le trasmissioni, c’è una persona addetta all’assistenza degli spettatori e un animatore per scaldare l’ambiente e lanciare gli applausi nei momenti giusti.

Le regole fondamentali del buon figurante, valide in tutti gli studi: cellulare spento, abiti sobri e niente loghi visibili. Vietato masticare chewing-gum o alzarsi durante le riprese, anche se ci si trova in ultima fila e non si è inquadrati. Poi, nei quiz come L’eredità o Chi vuol essere milionario è assolutamente vietato suggerire al concorrente, ma è anche sconsigliato parlottare con il vicino, può sembrare che si voglia aiutare comunque.

«Quando in Italia si diffonde il talk show e, più in generale, la tv commerciale, nasce un nuovo tipo di pubblico in studio. Se nella televisione delle origini il pubblico in studio rappresentava per lo più lo spettatore “puro”, figurante di una messa in scena che si svolgeva indipendentemente da lui, la platea neotelevisiva acquista la parola, partecipa attivamente alla rappresentazione, talvolta ne è protagonista. Il pubblico conquista il primo piano: Maurizio Costanzo può iniziare il suo show conversando con gli spettatori in sala, o portando sulla ribalta personaggi sconosciuti. È la riscossa dell’uomo comune, che viene invitato a far parte della rappresentazione televisiva, in virtù delle sue opinioni o della sua storia, e ne diventa talvolta un eroe» (Aldo Grasso).

A differenza del pubblico muto, se si vuole partecipare come figuranti pagati nelle varie trasmissioni chiamare il numero in sovraimpressione spesso non basta. È più efficace iscriversi a un’agenzia. In Italia sono un centinaio, si occupano di arruolare attori, più o meno professionisti, per trasmissioni televisive, a volte anche per cinema. Entrare nel database di un’agenzia costa in genere dai 100 ai 200 euro l’anno.

Simone Merini, 37 anni di Bologna. Dal 1999 partecipa a Forum come figurante che, nel finto tribunale di Canale 5, discute cause scritte dagli autori del programma. Compenso a puntata: «300 euro, ma nel 1999 mi davano un milione». Spiega come funziona Forum: «Gli autori ci dicono qualche giorno prima la trama da interpretare, di solito ispirata a una storia di cronaca vera. La mattina della registrazione, verso le 8, ci si riunisce con loro e con gli altri contendenti e si ripete la parte. Poi c’è la prova generale. Si va in onda alle 11.30 e sul set ci sono suggeritori e gobbi».

Claudio Palumbo, titolare dell’Accademia dello Spettacolo, confessa che «più di metà dei figuranti parlanti in tv passa per le agenzie. Sono le trasmissioni a chiederci i personaggi quando hanno poco tempo per il casting». Palumbo con la sua agenzia manda attori a Uomnini e Donne, Scherzi a parte, Al posto tuo, Verdetto finale e molti altri programmi. Che tipo di persone vi chiedono? «Alcuni programmi, come Verdetto finale, vogliono solo attori professionisti. Altri, come Forum o Uomini e Donne, prendono anche gente comune. Ma sempre diplomati o laureati, di ceto medio-alto e spigliati». E questi figuranti sono pagati? «Sempre. L’unica eccezione è Uomini e Donne, perché è la trasmissione che dà maggiore visibilità». E quanto si guadagna? «A Forum, per fare un esempio, circa 300 euro, in genere le altre trasmissioni pagano un po’ meno». E anche nei reality i personaggi sono comparse? «Certo. Hanno un canovaccio. Nessuno di noi vuole vedere in tv gente che si comporta davvero come nella vita reale. Il pubblico vuole sì la realtà, ma migliorata».



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