Net-ethic, come non fare figuracce in rete

Anche online bisogna saper curare le proprie relazioni professionali e non. L’immagine digitale è tutta una questione di bon ton…

Immagine digitale «Oggi è più importante che mai investire tanto nella propria immagine digitale, quanto in quella off line. Siamo quello che la Rete dice di noi» (Richard George, European Pr Manager di Linkedln).

Bon ton digitale Sempre più italiani cercano lavoro attraverso i business social network dedicati alle relazioni professionali. Ma non tutti si rendono conto che l’immagine digitale che si fornisce di se stessi è fondamentale per il proprio successo o insuccesso. Per questo Cipriano Moneta, Internet Senior Executive fino a qualche tempo fa country manager di Xing Italia, insiste sulla necessità di «osservare tutti i comportamenti di bon-ton tipici della vita off line, evitando richieste che possono essere percepite come inopportune». Ecco allora qualche consiglio per evitare gaffe digitali: «1) Innanzitutto non si devono diffondere informazioni false attraverso un falso profilo. Non siamo su Second life, nei social network il profilo è una componente fondamentale della nostra identità. Il profilo siamo noi. E, proprio perché siamo noi, deve rivelare non solo le nostre competenze professionali ma anche gli hobby e le passioni 2) La fotografia è necessaria: inserire un profilo senza foto su un social network, è come presentarsi a qualcuno, nella vita off line, con una maschera in faccia. Anzi, proprio senza faccia. I social network si basano sulle relazioni. E, nelle relazioni, l’estetica è importante. 3) Nella vita reale due persone, quando si incontrano, si stringono la mano, si scambiano il biglietto da visita e infine si salutano. Si tratta di norme di buona educazione basilari eppure molti, sui network professionali, le dimenticano. Ad esempio c’è gente che chiede un contatto senza spiegare perché è interessato a contattare quella persona 4) Nella vita reale, non facciamo amicizia con tutti quelli che incontriamo per strada. Stessa regola deve valere online: non conta la quantità dei contatti, ma la qualità, che naturalmente non è oggettiva ma relativa ai nostri obiettivi 5) Vietato essere invadenti o aggressivi, subissando i propri contatti di spamming, cioè informazioni che non interessano e anzi infastidiscono. Di recente una persona che avevo nel mio network e che ora ho eliminato, ha mandato a tutti il seguente messaggio: “Sono interessato ad altre opportunità professionali, questo è il mio numero di telefono, se vi interessa chiamatemi”. Ma non si fa così. È come se uno che incontri per strada per prima cosa ti dice: “Ehi, io cerco un lavoro”. Questo approccio non porta da nessuna parte. Chi si iscrive a un business network, per prima cosa deve chiedersi: “Che cosa ho io, nella mia competenza professionale, da offrire agli altri?”.  E poi deve iniziare a costruire relazioni, con impegno, con fatica, proprio come nella vita reale, offrendo consigli, suggerimenti, ecc. Il Dalai Lama ha detto: “La mia religione è la gentilezza”. Anche nei network professionali bisogna comportarsi con gentilezza». (Cipriano Moneta a Vocearancio).

I gruppi di discussione Con i network professionali, si è anche costantemente informati e aggiornati grazie a gruppi e forum su tematiche specifiche. Dan Serfaty, fondatore di Viadeo: «Come su Facebook ci si può iscrivere al gruppo sui Metallica o su Lady Gaga per condividere informazioni sulle proprie passioni musicali, così su Viadeo si possono seguire le discussioni del forum sul media marketing nei Paesi emergenti, sul cloud computing o sui mercati finanziari». Cipriano Moneta: «Non bisogna limitarsi a partecipare ai gruppi di discussione che riguardano strettamente la propria professione. Si può esprimere un’opinione su qualunque tema si sia ferrati. Per essere intercettati da chi può essere interessato a offrire un lavoro, bisogna essere visibili».

Meglio LinkedIn, Viadeo o Xing? I network professionali più importanti sono tre: LinkedIn, 100 milioni di iscritti nel mondo e oltre un milione in Italia; Viadeo, 35 milioni di utenti nel mondo e circa un milione in Italia;  Xing, oltre 10 milioni di iscritti in tutto il mondo. Ma quale scegliere? «I criteri sono due: numero di utenti (più sono i membri, maggiore è la possibilità di trovare lavoro); luogo geografico in cui si vuole operare. Chi intende lavorare in Italia deve iscriversi a LinkedIn, chi è interessato alla Francia deve optare per Viadeo, chi preferisce la Germania deve iscriversi a Xing» (Cipriano Moneta).

Quelli che trovano lavoro coi social network Secondo un’indagine condotta su 97 mila persone (5500 in Italia) di 30 Paesi da Kelly Services, la multinazionale americana delle risorse umane,  il 33% degli interpellati utilizza i social network per cercare nuove opportunità di lavoro. Sempre secondo Kelly Services, il 18% degli italiani intervistati ha trovato un’occupazione attraverso il web: il 17% consultando annunci on line e l’1% con i social network. I numeri sono ancora bassi, ma paiono destinati a crescere: già oggi il 33% dichiara, infatti, di usare questi strumenti per cercare nuove opportunità di impiego. La presenza nei principali social network è considerata essenziale per «crescere lavorativamente» dal 29% dei giovani (18-29 anni), dal 24% degli appartenenti alla fascia 30-47 anni e dal 22% dei “baby boomers” (48-65 anni). La regione che conta più persone che cercano un impiego tramite social network è la Lombardia, seguita da Sicilia, Veneto, Campania, Lazio, Piemonte, Emilia Romagna.

Le aziende italiane e i social network I social media sono utilizzati da circa un’azienda italiana su tre (32%). L’11% di esse se ne serve per «fare recruiting» e LinkedIn è il canale di comunicazione più diffuso dopo Facebook (studio dell’università Iulm di Milano).

Non solo professional network A veicolare i contatti di lavoro ci sono anche Twitter (più all’estero, poco in Italia) e soprattutto Facebook. Su quest’ultimo, tra l’altro, il leader mondiale del recruiting online, Monster, ha lanciato l’applicazione «BeKnown» che consente agli utenti Facebook di creare proprie reti professionali. Elisa Schiavon, marketing manager di Monster, al Corriere della sera: «È un’ estensione delle soluzioni che offriamo ai nostri candidati che senza uscire da Facebook visualizzano i nostri annunci di lavoro che sono più in linea con i loro profili. In più con BeKnown possono mantenere separati i contatti privati da quelli professionali».

Anche quando si entra nei social network solo per comunicare con gli amici bisogna comportarsi con educazione. Per questo il sito di marketing e comunicazione Doctor brand, che ha coniato il termine “socialtiquette”, suggerisce alcune norme di buona condotta da tenere sui social media.

1) Su Facebook non invitare persone ad eventi che si terranno tra 1 ora a 400 km di distanza rispetto al loro indirizzo di residenza.

2) Se sei un’azienda su Facebook apri una pagina e non un account personale. Di conseguenza se sei un’azienda con un account personale (errore da matita blu!) non chiedere amicizia a una persona che ha un (correttissimo) account personale: diventare amico di un’azienda è davvero buffo per non dire ridicolo.

3) Se gestisci 10 pagine Facebook evita di suggerire le suddette pagine ad amici, peraltro disinteressati, per 20 volte al giorno: un dubbiettino sul fatto che stai spammando no eh?

4) Aggiungere amici su Facebook e richiedere contatti LinkedIn presentandosi con nome e cognome e spiegando i motivi della richiesta di amicizia.

5) Non intrattenere conversazioni private con un amico nel flusso pubblico di Twitter e Friendfeed. Sinceramente il resto del mondo dormirà lo stesso sonni tranquilli anche senza sapere come avete chiamato la vostra nuova tartarughina di mare (non riesco a ritrovare il tweet ma giuro che l’ho letto).

Anche Marco Lupoi, fondatore dell’etichetta Marvel Italia e direttore editoriale di Panini Comics, suggerisce, alcune regole di buona educazione sui social network. Eccone alcune.

1) Quando si chiede l’amicizia a qualcuno, come si farebbe nella vita reale, si bussa, e si fanno dei convenevoli. Tipo “Ciao Tizio, che bello vederti su FB! Diventiamo “amici”? Questa regola, se è forse voluttuaria se si chiede l’amicizia è qualcuno che si conosce davvero, diventa indispesabile se si chiede l’amicizia a uno sconosciuto.

2) Quando si è amici di qualcuno, è d’uopo essere gentili, rispettosi. Nel fare commenti, dato che si è “veramente” in casa di qualcuno, in uno spazio virtuale che appartiene a una persona e di cui si ha ricevuto un invito a entrare, evitare ironie, battutine e battutacce. Proprio come nella vita vera, se si va a casa di qualcuno non gli si dice “ma che schifo questo divano“, e su FB non si commentano sardonicamente attività, idee e pensieri del prossimo, nella loro pagina.

3)  FB nasce come un “libro di facce”, l’equivalente online di un annuario scolastico. L’idea è quindi che tutti mettano la loro faccia e il loro nome e cognome. Continuo a non approvare coloro (e non sono pochi) che mettono facce di altri, e usano pseudonimi invece del loro vero nome. E quindi, per politica, di solito non li accetto come amici. Se io vi do la mia faccia e il mio nome, per entrare a casa mia dovete fare altrettanto.

redazione


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