Nella giungla delle tasse sui rifiuti

Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla Tares, il tributo che sostituirà Tarsu e Tia. In arrivo a gennaio…

Da gennaio si cambia. Tares, Tassa sui rifiuti e sui servizi: è la nuova imposta che dal 1° gennaio 2013 sostituirà le attuali Tarsu (Tassa sui rifiuti solidi urbani) e Tia (Tariffa di igiene ambientale) applicate oggi a discrezione dei singoli Comuni.

Cos’è la Tarsu. La Tarsu è la tassa sui rifiuti applicata dalla maggior parte delle amministrazioni comunali italiane. L’ammontare di questa tassa dipende di solito dalla superficie dell’immobile in cui risiede il contribuente, benché molti Comuni tengano conto anche dei componenti del nucleo familiare. Le tariffe, stabilite dalla giunta comunale, variano a seconda della città di residenza. Di solito, i proprietari di abitazioni residenziali pagano tra 1,5 e quasi 3 euro al metro quadro mentre gli esercizi commerciali arrivano a versare anche 5-8 euro.

Cos’è la Tia. La Tia è stata creata nel 1997 dall’allora ministro dell’Ambiente Edo Ronchi con lo scopo di legare più direttamente il prelievo alla quantità di spazzatura prodotta. Per questo le tariffe della Tia sono divise in due: una quota fissa, che dipende dalla superficie degli immobili e dal numero di familiari, e una quota variabile che cresce con l’aumentare dei volumi o del peso dei rifiuti generati ogni anno dal cittadino. Il problema è che raramente i Comuni hanno sistemi per misurare con precisione la spazzatura prodotta. Di solito vengono usati parametri di consumo presunto, basati sui dati degli anni passati.

Una famiglia. La Tia in un Comune del Nord Italia: una famiglia di quattro componenti paga circa 80-90 centesimi di euro al metro quadro, più altri 140 euro all’anno generati dalla produzione vera e propria della spazzatura.

Cos’è la Tares. Introdotta dal governo Monti con il decreto “Salva Italia”, la Tares è nata con l’obiettivo di accorpare in un’unica tassa i contributi per la gestione, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti e interesserà sia i privati cittadini sia le imprese commerciali. Il tributo, proporzionato alla superficie dell’immobile, comprenderà anche una quota per la sicurezza, l’illuminazione e la gestione delle strade (i cosiddetti servizi indivisibili).

Un miliardo di euro. Coprire anche i costi dei servizi indivisibili comporterà una maggiorazione, e nonostante questi servizi siano erogati dai Comuni, la quota di base di tale maggiorazione, pari a 30 centesimi al metro quadro, andrà allo Stato. Il Comune percepirà l’eventuale incremento, deciso come nel caso dell’Imu dalle singole amministrazioni locali, che comunque non potrà eccedere i 10 centesimi al metro quadro. Da questa componente del tributo lo Stato si aspetta un gettito di un miliardo di euro.

La superficie. La superficie imponibile della Tares (cioè quella sulla quale si calcola l’imposta) per gli immobili a destinazione ordinaria (categorie catastali A, B e C) è costituita dall’80% della superficie catastale (anche se questa dovesse essere superiore a quella accertata). Per gli altri fabbricati (categorie D ed E) è costituita dalla superficie calpestabile.

Pagare al Comune. La Tares dovrà essere versata esclusivamente al Comune di appartenenza, tramite il modello F24 o con bollettino di conto corrente postale.

In attesa del regolamento. Il decreto “Salva Italia” ha disposto che il versamento del tributo dovrà essere effettuato, in mancanza di una decisione diversa del Comune di appartenenza, in quattro rate trimestrali (a gennaio, aprile, luglio e ottobre) oppure in un’unica soluzione entro il mese di giugno di ciascun anno. I dettagli della nuova imposta saranno comunque definiti dal regolamento che il governo dovrebbe emanare a giorni.

 

redazione


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