L’Italia riqualificata

Ridare nuova vita alle aree dismesse con progetti culturali, sociali o ambientali. Per non buttare via lo spazio e il paese…

Numero di abitazioni in Italia: 29 milioni circa. Case e capannoni sfitti o abbandonati sono 5 milioni. Una città grande come due volte Roma, tutta vuota.

Capannoni inutilizzati: 701.978 per un totale di 2.000 km quadrati (17 volte l’estensione della città di Napoli), soprattutto in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. A Milano ci sono 3,5 milioni di metri cubi di edifici pubblici o privati non più in uso (ex fabbriche e scali ferroviari, cascine abbandonate, cabine elettriche), di cui 880.000 m³ sono uffici vuoti.

Ferrovie e demanio. In Italia ci sono 6.977 chilometri di ferrovia chiusi (compresi caselli, stazioni, parcheggi, depositi). Come pure immense aree militari: solo in Sardegna 144.230 ettari di aree e edifici demaniali, per una superficie costruita di 467.000 metri quadrati e un volume di circa 4,5 milioni di metri cubi.

Censire gli edifici abbandonati. L’organizzazione Salviamo il paesaggio, a cui aderiscono 10 mila persone e quasi 600 associazioni, sta promuovendo un censimento del patrimonio edilizio non utilizzato. Per farlo sta inviando ai sindaci degli 8.101 comuni italiani una tabella da compilare e restituire entro sei mesi.

Riutilizziamo l’Italia. La quantità di edificato, inutilizzato o sottoutilizzato, pesa negativamente, ma può anche rappresentare una risorsa culturale e sociale. Lo sostiene il Wwf e per questo, con l’aiuto di docenti ed esperti, ha recentemente lanciato la campagna Riutilizziamo l’Italia.  L’invito – rivolto a architetti, urbanisti e comuni cittadini – è di segnalare un’area o un edificio dismessi o degradati e di immaginare come riconvertirle a fini ambientali e sociali. Effetti: incentivazione dell’occupazione, freno al consumo di suolo.

Segnala e immagina. Si può scrivere a www.wwf.it/riutilizziamolitalia, fino al 31 ottobre.

Posti di lavoro. «Vogliamo avviare il più grande processo di recupero del territorio italiano dopo quello che ha interessato nel dopoguerra i centri storici. Un’azione di grande valenza ambientale, sociale ed economica attraverso la quale creare nuovi posti di lavoro, riqualificare l’ambiente e il paesaggio» spiega Adriano Paolella, direttore generale del Wwf Italia e docente di Tecnologia dell’architettura.

Aree in disuso riqualificate negli ultimi anni. Esempi di successo:
Campania: a Napoli, il parco “Lo spicchio” è stato trasformato dal Wwf e dal comune da discarica urbana a laboratorio didattico. E nel quartiere del Vomero 14.000 mq dell’ex gasometro si trovano in via di riqualificazione per creare un Parco Agricolo.
Emilia: a Reggio Emilia il complesso ex polveriera, è stato riconvertito da area militare in parcheggio, sede di associazioni cittadine e centro per disabili.
– Friuli Venezia Giulia: grazie ai fondi di un progetto dell’Ue, il Comune di Rivignano (Udine) sta creando 32 ettari di foresta planiziaria (l’antico habitat della pianura friulana) su un’area sovra-sfruttata dall’agricoltura intensiva.
– Lazio: l’ex mattatoio posto nel centro storico di Roma, inattivo dagli anni ‘70, oggi ospita il museo di arte contemporanea Macro, la facoltà di Architettura di Roma Tre, la Città dell’altra economia e un centro sociale.
– Lombardia/1: il parco delle Noci a Melegnano (Milano) è oggi un’area verde con stagni, piantagioni di alberi e ambienti naturali padani di 3,5 ettari. Costituisce un esempio di recupero di un’area prima agricola, poi trasformata in industriale (anni ‘40), poi abbandonata (dal 1966) e quindi diventata luogo di discariche abusive.
– Lombardia/2: a Trezzo sull’Adda, nell’oasi Wwf Foppe di Trezzo si è ricostituito l’ambiente della pianura Padana con flora e fauna originarie. Estesa per 5,5 ettari, era stata a lungo utilizzata come cava di argilla.
Toscana: l’oasi Wwf Stagni di Focognano, 35 ettari più altri 51 entrati di recente, testimonianza delle aree paludose che occupavano nel passato gran parte della Piana Fiorentina. È divenuta un punto di eccellenza per la sosta e la nidificazione di uccelli migratori e per lo studio di essi. Nata tra il 1997 e il 2001 furono necessari grandi interventi di movimento e rimodellamento dei terreni in modo da farli tornare ad essere zone paludose.
– Veneto: i 48 ettari dell’antico Forte Marghera presso Venezia, non più militare dal 1966, ospitano attività artigianali e sedi di numerose associazioni (Qui le foto delle 9 aree riqualificate).

Abitazioni di 230 mq pro-capite. In Italia, negli ultimi 50 anni, la superficie urbanizzata è aumentata di quasi 600 mila ettari, come l’intero Friuli Venezia Giulia. Per ogni abitante ci sono 230 mq di abitazioni, 366 se si considerano anche le aree asfaltate. Nuove costruzioni occupano 33 ettari di territorio al giorno, e il trend potrebbe arrivare a 75 (200 campi di calcio) entro i prossimi vent’anni (risultati del dossier Terra rubata–Viaggio nell’Italia che scompare: progetto di ricerca svolto dall’Università degli studi dell’Aquila e promosso dal Fai e dal Wwf).

Città in espansione. In Italia, così come in Europa, la causa principale dell’aumento del consumo di suolo è l’espansione delle città. Entro il 2020 circa l’80% dei cittadini dell’Ue vivrà in aree urbane: «Un’espansione che non è guidata dall’aumento della popolazione, ma dal cambiamento degli stili di vita e di consumo. Il numero degli abitanti nelle città è cresciuto del 33 per cento, mentre l’aumento medio in Europa è stato del 78%» (Ronan Uhel, capo dello Spatial Analysis group dell’Agenzia europea dell’ambiente).

Regole europee. La Germania ha fissato l’obiettivo di ridurre il consumo a 30 ettari al giorno entro il 2020, partendo dai 130 ettari al giorno del 2000. In Inghilterra dal 2004 il 60% delle nuove urbanizzazioni deve avvenire su aree dismesse, mentre ci sono delle green belt, aree verdi intorno alla città, entro le quali è vietata qualsiasi tipo di urbanizzazione. Nei Paesi Bassi sono state realizzate zone off-limits, dedicate solo a zone agricole e spazi naturali, e dal 2007 il 40% delle nuove costruzioni viene realizzato in aree dimesse o sottoutilizzate.

Crescita zero. A Cassinetta di Lugagnano (provincia di Milano), il sindaco Domenico Finiguerra ha imposto, per il suo comune di 1.800 anime nel parco del Ticino, un piano regolatore a crescita zero: «Si tratta di un Ogt che non contiene previsioni di crescita dell’insediamento, ma traccia una linea rossa attorno all’abitato. Un piano che non invade le aree destinate all’agricoltura, ma riqualifica le zone industriali e gli immobili esistenti. Niente di rivoluzionario» (Tino Mantaro, Touring).

Città che si restringono. Negli Stati Uniti, al contrario, è nato il fenomeno dello shrinking cities (le città che si restringono). Sulla rivista Next American City, Brentin Mock ha scritto che «il modello shrinking city prevede che una città che attraversa una crisi postindustriale e perde migliaia di abitanti non riesca a riconquistare abitanti suonando le sue campane commerciali con iniziative altisonanti. Per risorgere, le città ristrette demoliscono gli isolati in disuso, convertono gli edifici vuoti in open space per le aziende del quartiere e creano spazi per l’agricoltura e l’allevamento».

Vertical farm. Dickson Despommier, ecologo alla Columbia University di New York, sostiene da tempo che comunque la vera soluzione sta nella fattoria verticale, dentro un grattacielo, con coltivazioni in serra e anche allevamenti. Secondo i suoi calcoli, un palazzo di trenta piani, ognuno 100 metri per 100, può alimentare diecimila persone.

redazione


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