Le politiche espansive delle banche centrali

Le banche centrali, per affrontare l’ultima recessione e la crisi finanziaria, hanno adottato politiche monetarie espansive. Continuano a farlo tutt’ora, con riflessi molto netti sui mercati finanziari e sugli investimenti personali. Scopriamo come

Non passa giorno senza che sui media si parli di FED, BCE, di Bank of Japan, o Bank of England: si tratta delle principali banche centrali. Sono sempre state importanti, ma dal 2008, anno del fallimento della banca d’affari Lehman Brothers, lo sono ancor di più.

Infatti, dal giorno successivo al fallimento del colosso finanziario americano Lehman, allora una delle banche d’investimento più importanti del pianeta, il mondo cambiò profondamente. E non solo perché l’economia mondiale entrò nel più lungo periodo di recessione dalla crisi del 1929. Il punto è che lo shock fu talmente intenso che le banche centrali dei principali Paesi furono costrette ad interventi senza precedenti.

Che cosa sono le banche centrali. Storicamente, le banche centrali nascono dall’esigenza di finanziare le spese dello Stato che non potevano essere finanziate tramite le imposte (succedeva spesso nei periodi di guerra). Successivamente, con lo sviluppo del commercio internazionale e delle istituzioni finanziarie, le banche centrali si fecero carico di gestire la moneta, monopolizzandone l’emissione, limitando le crisi bancarie e preservando così la stabilità finanziaria. Nell’era moderna, le banche centrali hanno il compito di gestire la politica monetaria di un’area economica che condivide la stessa moneta, ad esempio la zona euro. Per questo esistono tante banche centrali quante sono il numero di valute e le aree valutarie in circolazione, e ogni banca centrale persegue un determinato obiettivo, con il fine ultimo implicito di sostenere il benessere di un’area valutaria. Consideriamo per esempio la Banca Centrale Europea, o BCE. Il suo obiettivo esplicito è la stabilità dei prezzi e si traduce nel tentativo continuo di mantenere l’inflazione annua a un livello del 2% circa (possibilmente leggermente inferiore).

Inoltre le banche centrali hanno compiti di controllo del sistema creditizio e vigilanza sull’intero sistema bancario: il loro rapporto con le banche è dunque strettissimo.

Che cosa è cambiato dopo la crisi del 2008. In precedenza, le banche centrali cercavano di adempiere al proprio obiettivo interagendo con le altre istituzioni finanziarie, senza tuttavia influenzare in modo diretto e massiccio il mercato finanziario. Ma il giorno dopo il fallimento della banca Lehman Brothers, come anticipato prima, tutto cambiò.

Per cercare di limitare gli effetti collaterali del fallimento, le banche centrali furono infatte costrette ad uscire dagli schemi tradizionali ed intervenire con misure straordinarie, per impedire che il crollo di una banca diventasse sistemico, cioè colpisse le altre banche con un effetto domino. In effetti, il sistema finanziario moderno non fu mai così vicino dal collasso totale, con effetti devastanati sull’economia, visto che le banche erogano il credito, essenziale per il funzionamento della macchina economica.

Tre le operazioni straordinarie più note tra quelle intraprese per evitare il peggio, c’è il Quantitative Easing (o QE): prevede l’acquisto da parte delle banche centrali di strumenti finanziari quotati sul mercato, ad esempio obbligazioni. Semplificando un po’, si può dire che acquistando i titoli mantengono bassi i tassi d’interesse (l’atto di acquistarli provoca un aumento del prezzo dell’obbligazione, che è inversamente legato al suo rendimento, il quale scende). Inoltre, pagando i titoli, immettono liquidità nel sistema economico.

Uno dei modi con cui si può monitorare l’ingerenza delle banche centrali sul mercato consiste proprio nel guardare l’espansione del loro bilancio: dal 2008 i bilanci delle banche centrali dei principali Paesi sono letteralmente esplosi – si veda il grafico seguente.

 

Politica monetaria espansiva In una prima fase l’obiettivo primario fu quello di evitare potenziali ulteriori fallimenti, nonché l’eventuale collasso del sistema bancario. A ridosso del fallimento di Lehman Brothers le banche non si fidavano più l’una dell’altra, limitando così l’erogazione del credito tra di loro. Ora, il prestito di denaro tra banche è fondamentale per il corretto svolgimento dell’attività economica: per capirci, in Europa, circa il 70% dei prestiti concessi alle imprese è erogato dalle banche. L’azione delle banche centrali ripristinò quindi la fiducia.

Superata la prima fase di stress, l’attività delle banche centrali si focalizzò sul rafforzamento patrimoniale della banche, per renderle meno vulnerabili in futuro, e sul sostegno all’economia, agendo principalmente sui mercati finanziari. Il drastico crollo dei tassi d’interesse ed il conseguente recupero dei principali indici obbligazionari e azionari è proprio in larga parte attribuibile alle misure accomodanti delle banche centrali di tutto il mondo.

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redazione


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