L’asilo giusto per mio figlio

Quello comunale costa meno ma è difficile trovare posto. Vediamo insieme le alternative: dal nido in famiglia a quello privato…

Asili comunali. In Italia ci sono 3.424 asili nido comunali (dati Ministero degli Interni relativi al 2009) e una disponibilità di 141.210 posti. L’accesso è disciplinato da graduatorie (favorite le famiglie con un reddito basso, con più figli, con un figlio disabile, ragazze madri, chi vive in condizioni igienico-sanitarie precarie…) e spesso  molti dei bimbi che ne fanno richiesta non riescono ad iscriversi. Per le famiglie non resta così che rivolgersi alle strutture private che, salvo disponibilità dei posti, accettano iscrizioni tutto l’anno.

Differenza tra asilo pubblico e privato. Per il bambino, in sostanza, non cambia nulla: le strutture in entrambi i casi seguono i parametri di legge (spazio per il pranzo, per il riposo, per il cambio, per la cucina…), il personale è qualificato e i servizi e le attività sono di solito le stesse. La scelta, obbligata o meno, cambia invece per i genitori. Un asilo privato ha spesso orari più flessibili (dalle 7 alle 19) rispetto a uno comunale (dalle 7.30 alle 18), è aperto anche nei mesi estivi e durante le vacanze di Natale, ma costa di più: dai 350 agli 800 euro al mese (più la quota di iscrizione) in base alla struttura, al paese e alla frequenza part-time (dalle 8.00 alle 11.30 o 13.00 o dalle 13 alle 18.00 o 19) o tempo pieno (dalle 8.00 alle 18.00 o 19.00).

Costo di un asilo comunale. Secondo una ricerca pubblicata da Cittadinanzattiva, il costo medio di un asilo nido comunale è di 302 euro al mese.

Attenzione alle rette. Chi ha, per sua fortuna un reddito medio-alto, può addirittura pagare meno una struttura privata rispetto a una pubblica perché le rette degli asili comunali sono determinate in base all’I.S.E.E. (quindi più si guadagna più si paga), mentre quelle degli asili privati sono generalmente fisse, uguali per tutti.

Le 10 città più care. Le città con le quote per gli asili comunali più care vedono in testa Lecco (537 euro per un tempo pieno), seguita da Belluno (525 euro), Sondrio (479 euro), Bergamo (474 euro), Mantova (470 euro), Cuneo (458 euro), Forlì (433 euro), Udine (424 euro), Pavia (423 euro) e Pisa (423 euro). Meno care, le città del Centro-Sud. La più economica è Catanzaro (80 euro), seguita da Vibo Valentia (93 euro), Cagliari (133 euro), Roma (146 euro) e Reggio Calabria (158 euro).

Il voucher. Per aumentare l’offerta pubblica di posti nido, alcune Regioni (es. Emilia Romagna, Lombardia, Toscana) hanno pensato di assegnare, tramite i Comuni, dei voucher alle famiglie dei bimbi che, pur in lista d’attesa, per mancanza posti non possono iscrivere i figli a un nido pubblico e li devono mandare in uno privato. Il contributo (anche fino a 250 euro al mese) copre solitamente la differenza tra la retta privata dell’istituto privato convenzionato e quello pubblico. Mara Carfagna, quando era ministro delle Pari Opportunità,  al Corriere della Sera: «Non c’è dubbio, l’Italia in passato ha speso poco per la conciliazione tra famiglia e lavoro. Per il welfare familiare spendiamo meno della metà della Germania e della Francia».

E in Europa? Confrontando i posti disponibili e la potenziale utenza (numero di bambini in età 0-3 anni) in media, in Italia, la copertura del servizio è del 6,2% (rispetto alla richiesta), con un massimo del 15,7% in Emilia Romagna ed un minimo dell’1% scarso in Calabria e Campania. Percentuali che ci collocano tra gli ultimi posti in Europa rispetto a paesi come Danimarca, Svezia e Islanda che hanno il più alto tasso di diffusione dei servizi per la prima infanzia (con una copertura del 50% dei bambini di età inferiore ai tre anni), seguiti da Finlandia, Paesi Bassi, Francia, Slovenia, Belgio, Regno Unito e Portogallo (con valori tra il 50% e il 25%). Percentuali comprese tra 25 e 10% si registrano, oltre che nel nostro Paese, in Lituania, Spagna, Irlanda, Austria, Ungheria e Germania (Fonte: Cittadinanzattiva).

Baby-sitter. Per una baby sitter si può arrivare a spendere anche 800-1000 euro al mese.

Il nido in Famiglia. È un’alternativa all’asilo tradizionale. Durante il giorno le mamme, sul modello delle “tagesmutter” tedesche (tradotto “mamme di giorno”), accudiscono fino a un massimo di 5 bambini (tra i 3 mesi e i 3 anni) nella propria abitazione. Tra i vantaggi, flessibilità degli orari (previo accordo, si portano e si ritirano i bambini quando si vuole), assistenza personalizzata, rapporti personali diretti, partecipazione più diretta alle attività, maggiore attenzione verso i bisogni dei bimbi e costi contenuti rispetto agli asili tradizionali (circa 350 euro al mese per un part time di cinque ore, 500 per un full time dalle 8 alle 19). Un´attività, quella dei nidi in famiglia, che sempre più donne prendono in considerazione anche come lavoro vero e proprio, seguendo i corsi professionali (in media di 250 ore) istituiti dai Comuni e mettendo a disposizione la propria casa (dotata di determinati requisiti, come la disponibilità di uno spazio medio di 4 o 6 metri quadri a bambino).

Il Pianeta dei Bambini. È una catena di asili nido in franchising (per bambini da 3 mesi a 3 anni) che  opera principalmente in Lombardia (17 filiali). Tra le proposte, oltre ai diversi laboratori (di musica, di inglese, di riciclo, di psicomotricità…), il “Progetto Nonni-Bimbi”, che offre la possibilità per i nonni di passare del tempo con i nipoti, e lo “Sportello dei Genitori”, un servizio fornito da una psicologa e psicoterapista ai genitori che hanno bisogno di consigli sulla crescita e gestione del figlio. Un’idea dei prezzi: da 400 euro (orario part-time 8.30-11.30) a 580 euro mensili (dalle 7 alle 19), comprensivi di pasto e merenda, cui si deve invece aggiungere  il costo di 160 euro dell’iscrizione annuale.

I nuovi nidi ecologici. Sono l’ultima tendenza in fatto di asili: hanno strutture e arredi ecosostenibili, programmano attività all’aria aperta, come la coltivazione dell’orto e la cura degli animali da cortile, offrono menu biologici e laboratori di riciclo. Al nido di Casterno di Robecco sul Naviglio (Milano), ad esempio, i bambini coltivano frutta e verdura, fanno le marmellate e allevano galline. Al Clorofilla di Milano, dove il punto di attrazione è la serra degli odori, con erbe e piante aromatiche, per i pasti vengono utilizzati solo prodotti biologici ed a filiera corta. Al Filobus 75 di Roma, nel parco di Villa Pamphili, vengono invece proposti percorsi di semina, lavorazione diretta della terra e laboratori creativi con materiali naturali. In ogni caso, i prezzi non differiscono dai normali asili privati.

redazione


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