La scuola del futuro è 2.0

Innovazione pedagogica e architettonica. Classi più belle e tecnologiche per formare i prossimi cittadini del mondo…

Alunni. Dalle materne alle superiori, gli alunni iscritti alle scuole italiane sono 7.850.026.

Cosa chiedono gli studenti. Secondo un sondaggio di Studenti.it, il 41% dei ragazzi intervistati chiede alla scuola maggiore integrazione con il mondo del lavoro, il 33% più tecnologia e il 12%, infrastrutture migliori e professori più giovani.

Scuola 2.0. Iscrizioni on line, registri elettronici, rilevazione automatica delle presenze, lavagne multimediali, pc in ogni classe, lezioni e testi online e wi-fi. È la scuola che il ministro Francesco Profumo si auspica per il futuro. L’obiettivo? Aumentare la velocità di apprendimento, stare al passo coi tempi, ma soprattutto ridurre la spesa sostenuta dagli istituti per l’acquisto di documenti cartacei. «Spesa che  nel caso di un istituto secondario di II grado con mille alunni e 45 classi può arrivare fino a 6.262 euro per pagelle, registri, carta per documenti e libretti per studenti».

Risparmi. Il risparmio complessivo di questa rivoluzione digitale, secondo il Miur, sarà di circa 30 milioni di euro.

Open space. Profumo: «Penso a una scuola open space, senza aule né corridoi. Dove studenti e insegnanti lavorano insieme in modo collaborativo, sfruttando le possibilità offerte da Internet e dalle tecnologie di comunicazione. Una scuola aperta tutto il giorno, disponibile alle contaminazioni con il territorio: scuola vera e propria al mattino, centro sportivo e di aggregazione al pomeriggio, centro di formazione per adulti alla sera» (L’Espresso).

Modelli. Tra i modelli per la scuola del futuro c’è l’Ørestad Gymnasium, istituto superiore alla periferia di Copenaghen. Qui tutto è aperto, libero. I ragazzi studiano, leggono e si rilassano ovunque: seduti ai tavoli o sui cuscini delle aree relax, sulle scale, in piedi,  da soli o in gruppo. Non ci sono quaderni, ma solo tablet o netbook. Tutto è reso possibile grazie ad una nuova metodologia di insegnamento: il professore introduce l’argomento in aula, assegna dei compiti (fare ricerche, risolvere un problema, elaborare un progetto) e i ragazzi li svolgono dove vogliono. Dopo un’ora o due, tornano tutti in aula per confrontarsi. Finite le lezioni, la scuola rimane aperta fino alle 21 per fare i compiti, chiacchierare con gli amici o leggere un libro.

Innovazione pedagogica e architettonica. Alessandro Rigolon, architetto e ricercatore negli Stati Uniti all’Espresso: «È un cambiamento che viaggia su due fronti, con l’innovazione pedagogica che guida quella architettonica. Il modello industriale di scuola, con bambini e ragazzi “bloccati” nei banchi e costretti ad apprendere tutti la stessa cosa nello stesso modo e allo stesso tempo, senza confrontarsi con gli altri, non regge più».

L’esempio romano. A Roma, gli architetti Herman Hertzberger e Marco Scarpinato hanno progettato l’Istituto De André: sedici aule collocate lungo un unico asse dove sono distribuiti tutti gli spazi comuni. C’è la mensa, con pareti mobili che si chiudono all’ora di pranzo, per poi riaprirsi subito dopo e diventare uno spazio multiuso; c’è un grande spazio centrale ideale per ospitare manifestazioni pubbliche o per le pause tra una lezione e l’altra. Poi le scale, che in realtà sono delle gradinate per rappresentazioni teatrali, lezioni collettive, riunioni tra genitori o semplicemente per sedersi durante l’intervallo.

L’innovazione nelle relazioni. Elena Mosa, ricercatrice dell’Indire: «L’innovazione non è solo nello spazio o nell’organizzazione, ma anche nell’educazione, nelle relazioni, nella cultura di base».

Book in progress. In Italia, già da qualche anno, alcuni istituiti si sono impegnati per introdurre all’interno della scuola le nuove tecnologie. Uno dei primi è stato l’ITIS Majorana di Brindisi. Qui si utilizzano i registri elettronici, il sistema di rivelazione automatica delle presenze, ma soprattutto i testi scolastici di Book in Progress: libri “scritti sul campo”, pensati e creati da insegnanti e alunni e poi condivisi in rete. Il preside Giuliano Salvatore alla Stampa: «I nostri libri sono app multimediali, che noi docenti creiamo insieme con gli studenti. La partecipazione dei ragazzi alla nascita del libro è importante. Ci aiutano su questioni tecniche, dove sono spesso più preparati di molti docenti. In questo modo gli studenti imparano facendo, che è il miglior modo per apprendere». L’iniziativa, adottata nel 2009, è piaciuta non solo ad insegnanti e studenti, ma anche ai genitori che, il primo anno, hanno risparmiato sui libri di testo, spendendo 25 euro invece dei 200 necessari per i manuali tradizionali. Quest’anno al progetto aderiscono 800 docenti di 70 istituti scolastici.

Tablet americani. In America i tablet usati nelle classi al posto dei volumi tradizionali sono 1,5 milioni.

Inutilizzi. Una grande rivoluzione che, però, non basta perché, in alcuni casi, le tecnologie ci sono già, ma non sono sfruttate a causa della mancata formazione degli insegnanti.  Secondo un’indagine di Skuola.net, infatti, il 41% delle scuole medie che hanno un’aula computer la lascia inutilizzata: secondo l’8% perché «i professori non sanno usare il computer». Alle superiori la percentuale scende al 40% in totale, di cui il 9% è formato da ragazzi che ammettono che i loro prof non sanno usare il pc.

Insegnanti “anziani”. L’età media degli insegnanti italiani è tra le più alte a livello europeo: 49,3 anni nelle scuole elementari, 52,1 anni nelle medie e 51,8 nelle superiori (dati FGA 2011).

Dotazione tecnologica. Daniele Grassucci, responsabile di Skuola.net, alla Stampa: «I nostri studenti sono nativi digitali e quindi sentono sempre più impellente la necessità di usare anche a scuola le nuove tecnologie: più della metà degli intervistati pone come priorità il miglioramento della dotazione tecnologica, prima ancora dell’edilizia scolastica e del potenziamento del corpo docenti. I dati parlano chiaro, in quasi metà delle scuole ci sono le aule computer ma non vengono utilizzate, mentre solo uno studente su dieci dichiara di utilizzare quotidianamente la Lim. Insomma non siamo all’età della pietra, ma si può e si deve fare di più. A partire dalla disponibilità della connessione a internet wi-fi in tutte le scuole: solo uno studente su tre dichiara di averne accesso».

Aggiornamenti. Profumo: «L’aggiornamento dei docenti è un punto centrale del progetto, su cui dovremo lavorare molto. Bisognerà pensare a nuove modalità di formazione, per esempio di tipo individuale (autoformazione) o cooperativo, tra pari. Il primo stimolo a cambiare, però, verrà dagli studenti e dalla loro evoluzione» (L’Espresso).

Le app. La app education più famosa è iTunes U, un catalogo gratuito che dà accesso a 500 mila lezioni, video e libri su migliaia di argomenti. I professori creano i propri corsi, integrandoli con lezioni, compiti, test di verifica e piani di studio e li mettono online, a disposizione di milioni di utenti. Tra gli istituti presenti, la Bocconi, la LUISS, Stanford, Yale, il MIT, Oxford e la UC Berkeley. Altre app: Timeline, cronologia universale con le date fondamentali di oltre 5000 anni di storia, con 1300 eventi, 700 protagonisti e 14 mila personaggi (prezzo: 2,39 euro); iMatematica, con oltre 120 argomenti, più di 700 formule e teoremi e 8 risolutori (gratis); Star Walk, app di astronomia che, grazie a Star Spotter, consente di vedere stelle, costellazioni e pianeti si trovano nel cielo sopra di noi (prezzo: 2,39 euro); OrarioLezioni, per memorizzare e consultare l’orario settimanale delle lezioni (gratis); “Vocabolario Treccani”, con 500mila lemmi, 4mila neologismi, espressioni tipiche, trascrizioni fonetiche e reggenze (prezzo: 4,99 euro); Free Dizionario Inglese Italiano +, per imparare una nuova lingua (gratis).

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