Il futuro negli occhi di BigG

Smartwatch, automobili senza conducente, canali televisivi, consolle e – naturalmente – occhiali intelligenti: che cosa bolle nella pentola di Mountain View…

Google, tutto un gioco di parole. Si apra una pagina Google e sulla barra di ricerca si scriva “do a barrel roll” (fai una rotazione): la pagina web girerà veramente su se stessa. In alternativa si digiti “tilt”: lo schermo mostrerà sul serio segni di cedimento. Anche grazie a queste piccole stranezze, negli anni, appena 15, Google è diventato filtro per eccellenza della navigazione in rete. Dal 4 settembre 1998 in poi la creatura di Sergey Brin e Larry Page, compagni di banco a Stanford, ha fatto moltissima strada. In tre lustri BigG è diventato piattaforma di riferimento per la fruizione di video con You Tube, ha messo le mani nel ricco piatto dei social network con Google+, è diventato mobile con Android. E i progetti per il futuro sono molti e molto ambiziosi. Scrive il Wall Street Journal che l’azienda americana è impegnata su più fronti. Tre progetti, un nuovo smartwatch, una consolle di gioco e una stazione multimediale, potrebbero addirittura essere presentati entro il 2014.

Dagli occhiali agli smartwatch. Mentre gli occhiali intelligenti, piccole lenti che agiscono come uno smartphone, sono una realtà in arrivo negli store (la vendita, in America, è prevista a partire dalla prima metà del 2014 a circa 300 euro. Non ci sono ancora notizie sull’Europa), il debutto di BigG nel mercato degli smartwatch per ora è legato più che altro a un’operazione finanziaria. Per prepararsi Google avrebbe acquisito la società Wimm Labs, cui si deve il lancio dello smartwatch WIMM One. Al momento il mercato degli smartphone da polso non è tra i più fiorenti: Google c’avrebbe fatto un pensierino per garantirsi un discreto vantaggio su Samsung, Lg e sull’iWatch di Apple, di cui si sente parlare con sempre più insistenza.

Internet in mongolfiera. Ambizioso e legato a motivazioni anche benefiche, Loon è il progetto con cui Montain View vuole portare la rete nei paesi in via di sviluppo e nelle zone difficili da raggiungere. La connessione viaggia su palloni aerostatici che fanno rimbalzare il segnale e offrono una copertura 3G di venti km. Attualmente Loon è in fase di test in Nuova Zelanda, ma Google sta ultimando i preparativi per portare i palloni aerostatici nei cieli della California.

Taxi senza pilota. Nel futuro di Google potrebbero presto comparire i Robo-Taxi, mezzi autoguidati su cui l’azienda sta lavorando da anni. Indiscrezioni di stampa dicono che Mountain View ha stretto accordi con diversi produttori, Continental AG e Magna International in testa, per dare il via alla produzione di taxi automatizzati (senza pilota, quindi). Altra mossa che avvalora l’idea, l’investimento in Uber, società americana che regola via smartphone i rapporti fra le auto a noleggio e gli utenti.

Tv made in BigG. Ne avevamo già parlato qualche mese fa (date un’occhiata a questo pezzo): Google sarebbe pronto a lanciare la sua televisione online. Allora si trattava di un progetto riservato agli States ma secondo il New York Times il colosso di Mountain View avrebbe già aperto il tavolo delle trattative con grandi società dei media di tutto il mondo. L’obiettivo, trasmettere sul web i programmi tv tradizionali, permettendo di fatto all’utente di fare zapping in rete su scala mondiale.

Chrome diventa touch. Altra novità riguarderebbe Chrome, che Google vorrebbe arricchire, in linea con la progressiva diffusione di schermi touch anche su pc da scrivania, di comandi attivabili con le dita. Tra le funzioni disponibili anche il “pinch-to-zoom”, ovvero l’ingrandimento delle pagine con un pizzicotto sullo schermo, esattamente come avviene su smartphone e tavolette. In più, se si appoggia il dito nella barra degli indirizzi, sul display appare una tastiera touch; se si tocca un’immagine, la si selezione (quindi il mouse diventa inutile): in questo modo qualunque schermo può diventare un tablet.

Un videogioco a 100 dollari. Nei piani di Google ci sarebbe anche una consolle per videogiochi basata su Android, compatibile con tutte le app e i giochi presenti sul Google Play Store e da vendere a cento dollari. Ad avvalorare l’idea anche l’assunzione dell’esperto del settore Noah Falstein (- che fino a ora s’era occupata della sua The Inspiracy) come chief game designer.

Una nuova versione di Nexus Q. Altro progetto in cantiere, un apparecchio multimediale in grado di connettere ai contenuti del Google Play Store tutti i dispositivi domestici. Google, in pratica, avrebbe deciso di puntare su un prodotto già presentato in passato, Nexus Q, del 2012, poi ritirato per lo scarso interesse del pubblico. L’intenzione sarebbe ripercorrere quella stessa strada, aumentando le funzioni disponibili e abbassando il prezzo.

redazione


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