Gratis e online, il sapere che salverà il mondo

Si chiama Youth Action for Change e dal 2005 diffonde conoscenza sfruttando la rete. E insegna che «ognuno di noi può cambiare le cose»…

Yac, progetto giovane e ambizioso. Yac, acronimo di Youth Action for Change. Nata nel 2005, Yac è un’organizzazione mondiale che si propone di mettere in contatto giovani di tutto il mondo per fornire loro conoscenze di base in diversi ambiti.

Due obiettivi per ogni corso. I corsi Yac, tutti online sul sito youthactionforchange.org, nascono sempre con un duplice obiettivo. Da un lato le conoscenze vere e proprie in diversi ambiti (diritto, economia, tecnica ecc.), dall’altro il tentativo di tradurre la teoria in pratica. Se, quindi, nella prima parte di un corso gli allievi hanno studiato caratteristiche e differenze di un sistema economico nazionale o regionale, nella seconda saranno subito messi al lavoro. E, per esempio, saranno chiamati a progettare una piccola comunità locale perfettamente autosufficiente e autoregolata.

I numeri di YAC sono in crescita. Dal 2005 a oggi Youth Action for Change ha organizzato più di trenta corsi, raggiungendo oltre 2000 studenti in più di 100 paesi.

Chi impara, insegna. Community development, business, salute, ambiente, diritti umani, diffusione dei media sono alcune delle materie di cui online si possono seguire i corsi. E nella logica Yac chi ha appena imparato deve subito rimettere in circolo il proprio sapere. Non è un caso che i primi allievi siano oggi docenti, come nel caso di Mabel, 23 anni, peruviana, prima studentessa, oggi insegnante di sviluppo sostenibile.

Gli insegnamenti, strutturati in modo semplice. La durata dei corsi è breve, varia da uno a tre mesi e prevede una lezione a settimana. La classe virtuale non è molto diversa da una tradizionale: in media ci sono tra i 20 e i 30 studenti e non mancano compiti a casa, controllati prima della lezione successiva. Il corso più seguito nella storia di YAC è stato quello di Diritti umani con 230 studenti connessi contemporaneamente.

Selene, la fondatrice. L’anima del progetto è la giovane Selene Biffi, 29enne brianzola. Maturità classica, laurea in International Economics and Managment alla Bocconi, vari diplomi e master tra Francia, Dublino e Stati Uniti, Selene sorride e si definisce semplicemente «un’imprenditrice sociale» che ha fondato un’organizzazione che vuole a tutti «dare opportunità», parola che ritorna spesso in tutti i suoi discorsi. L’idea di Yac le viene mentre studia all’università, dove, racconta «c’è tanta conoscenza teorica e poca conoscenza pratica»: «Il mio progetto – spiega – è semplice: si basa sulla consapevolezza che ognuno di noi ha il potere effettivo di cambiare le cose». Dopo la laurea Selene ha lavorato a lungo alle Nazioni Unite, partecipando a progetti legati all’istruzione e ai giovani. Adesso fa la volontaria (gratis) per la sua organizzazione. Il budget iniziale: 150 euro per la realizzazione del sito internet. Gira il mondo, ha già visitato 36 Paesi, è uscita viva per miracolo da un attentato a Kabul. Forse andrà a vivere all’estero, per ora rimane in Italia. Nel 2009, a Davos, il World Economic Forum l’ha inserita tra i «giovani leader» più influenti del pianeta.

Un gruppo giovane e multiculturale. Il gruppo dirigente di YAC è giovane e internazionale. Lo compongono 25 persone tra i 18 e i 30 anni. Ci sono bancari, consulenti e segretarie, ognuno con un’estrazione e una formazione diversa: c’è chi studia Medicina in Ghana, chi Relazioni Internazionali in Egitto e chi Giurisprudenza in Australia. Ci sono indiani, bengalesi, brasiliani, colombiani e un buon numero di italiani. Tutti lavorano gratis. Denominatore comune: impegno concreto nel volontariato e passione per i diritti umani.

Crescere e riorganizzarsi, la sfida. La prima sfida che YAC ha affrontato è stata la sua stessa crescita. Se all’origine il problema era il reclutamento, in seguito è diventato la riorganizzazione. «All’inizio – dice Selene – ci si concentrava su corsi e ricerca di volontari e di potenziali studenti con le mailing list. I ragazzi si collegavano tra mille difficoltà tecniche, soprattutto dall’Africa e dal Sud America». La gestione di un progetto via via più ampio da affrontare con la penuria di fondi tipica delle prime fasi, ha creato problemi di organizzazione. La logica dell’allargamento seguita da YAC è stata orizzontale, democratica, senza distinzioni di ruoli al momento di formulare idee e progetti. Da studente a “opinion leader” il passo è breve.

I progetti per il futuro. Yac sta lavorando a nuovi progetti editoriali. Anzitutto promuove una forma di reportage dalle zone di guerra affidato ai bambini. L’idea si chiama “Forgotten Diaries” (http://www.forgottendiaries.org) e prevede che cinque ragazzi scelti all’interno di dieci zone di conflitto nel mondo raccontino l’ambiente di guerra e povertà in cui vivono. Ancora più recente “Plain Ink” che realizzerà fumetti educativi per bambini e comunità rurali in India e Afghanistan. Il ricavato della vendita del primo libro, Luna, già disponibile in Italia, finanzierà delle scuole di quartiere per le donne afghane.

«Non bisogna essere straordinari per fare cose straordinarie; ognuno di noi ha la capacità di cambiare le cose» (Selene Biffi).

redazione


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