09/12/2009 9/12/2009 - Donne e motori più forti della crisi

Meno lustrini e più concretezza per il Motor Show di Bologna 2009. Ma il più grande raduno d’Italia resiste grazie alla passione (e al tasso ormonale) del suo popolo.

La locandina dell'edizione Motor Show 2009




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Da una cronaca su Repubblica del 1988: «Sul diretto 2131 non c’è abbastanza posto. Il treno parte da Torino e a Piacenza c’è già gente in piedi. A Parma, a Reggio Emilia, a Modena, centinaia di ragazzi non riescono a salire e restano sulle banchine delle stazioni. Ma c’è posto sul prossimo, li consola l’altoparlante. Anche le carrozze della direttissima Roma-Firenze, dell’Adriatica e della Brennero, in questi giorni arrivano a Bologna stracariche di giovanissimi con la testa nel motore».

Freestyle Motocross
Il Motor Show l’ha fondato nel 1976 un bolognese, Mario Zodiaco, che poi le alterne fortune spinsero altrove. E da lui l’aveva rilevato, nell’81, un altro bolognese, Alfredo Cazzola , che si sarebbe poi fatto conoscere, dopo averlo ispessito ad evento di largo successo, su molte altre scene cittadine. Smontato lui, da un paio d’anni il Motor Show battaglia con tante crisi planetarie sventolando lo stendardo della multinazionale francese GI Events, forte della sua dimensione, e, sul territorio, di una valorosa squadra cresciuta insieme al prodotto. Negli ultimi anni era riuscito a scalare tutte le tappe fino a diventare grande evento internazionale riconosciuto dall’ Oica . Un indotto di cento milioni di euro tra allestimenti, pubblicità, alberghi e ristoranti riempiti dai più prestigiosi espositori e dai visitatori della fiera, capace di dare lavoro a 5mila persone.

Dal 4 all’8 dicembre si è svolta la 34esima edizione. Naturalmente, in quello che è considerato l'anno nero dell’auto, la manifestazione ha dovuto rivedere la propria formula. Corse, gare, piloti ci sono stati come sempre: dal giorno Ferrari (fotogallery) al rally Memorial Bettega con Valentino Rossi , dalle corse su pista di auto e moto agli spettacoli di Freestyle Motocross, driftin e stuntmen. Sono però diminuite le case automobilistiche che riempivano i padiglioni della fiera. Ha avuto la meglio la tenacia degli organizzatori, anche a costo di un ridimensionamento nei giorni di apertura (4 invece di 12) e nel numero dei padiglioni (8 e 7 aree esterne). Tagliato anche il prezzo del biglietto, passato da 24 a 12 euro. Le marche d’auto hanno occupato un solo allestimento a cura di Quattroruote: 15 brand hanno messo in vetrina e in prova i loro ultimi modelli (fotogallery dal salone). Padiglioni e arena gare affollatissime (400 mila i visitatori finali) hanno confermato che lo Show è uno spettacolo di motori a misura di spettatore.

Giada Michetti , ad di Promotor, la società organizzatrice: «Ora c’è spazio solo per due rassegne l’anno: Ginevra e Francoforte-Parigi (che si alternano ogni due anni, ndr). Gli altri devono cambiare pelle, reinventarsi. Noi siamo tornati alle origini».



Si sta facendo strada la convinzione che i saloni siano troppi, costino molto e spesso non restituiscano l’investimento. Lo storico Motor Show di Londra ha cancellato il suo appuntamento «in attesa di tempi migliori» (si teneva dal 1904), quello di Barcellona è rimasto in piedi solo grazie all’aiuto del governo spagnolo, il salone di Tokyo si è ristretto al solo mercato interno (109 espositori contro i 241 del 2007, tre produttori stranieri contro i 26 che c’erano allora).

A novembre sono aumentate del 25,4% le vendite di moto e scooter con cilindrata superiore a 50cc, con 16.764 nuove immatricolazioni. Merito anche degli incentivi statali resi disponibili in autunno. Mentre il settore degli scooter è quello che piu’ ha beneficiato degli incentivi, 13.052 unità vendute (+35,7%), le immatricolazioni di moto sono calate dell’1% con 3.712 unità, anche se si tratta del miglior risultato negli ultimi 15 mesi. Questi dati migliorano l’andamento sul complessivo degli undici mesi, portando le immatricolazioni a raggiungere lo stesso livello del 2008: 391.994 unità (-0,1%). Cambia la composizione del mercato con gli scooter che con 285.697 mezzi venduti crescono di un +9,8% e rappresentano una quota del 73% sul totale immatricolato. In modo speculare le moto si fermano a 106.297 unità, con una diminuzione complessiva del -19,6%. Le vendite dei motorini 50cc restano negative con 95.414 pezzi e un -19,8% (dati Confindustria Ancma).

La top ten degli scooter più venduti nei primi otto mesi del 2009 stilata da Dueruote:
• Honda  Sh 300 (12.005)
• Honda  Sh 150 (11.926)
• Honda  Sh 125 (10.692)
• Piaggio Beverly 300 Tourer  (10.502)
• Yamaha TMax 500 (9.217)
• Piaggio Liberty 125 (9.025)
• Kymco Agility 125 (8.630)
• Piaggio Vespa Gts 300 Super (7.728)
• Kymco Agility 150 R16 (6.542)
• Yamaha XMax 250 (6.278)

E quella delle moto:
• Kawasaki Z 750 Naked (3.839)
• Honda Italia Cb 600 F Hornet Naked (2.973)
• Ducati M 696 Naked (2.901)
• BMw R 1200 GS Enduro  (2.788)
• Yamaha XJ6-N Naked (2.398)
• Kawasaki Er-6N Naked (2.259)
• Honda Xl 700 V Transalp Enduro (2.095)
• Honda Italia CB 1000 R Naked (1.763)
• Suzuki Gsr 600 Naked (1.509)
• Suzuki Dl 650 V-Strom Enduro (1.348).

Quando nel 1955 venne presentata la Citroen DS al salone di Parigi, il pubblico perse la testa: nei primi 15 minuti 749 clienti la comprano subito, per poi diventare 12mila a fine giornata e 80mila alla fine del Motor Show. Tanto per capirsi, quello che la DS fece in una settimana una moderna C6 riuscirebbe a farlo in più di dieci anni.

«Difficile pensare oggi a grandi investimenti nella promozione. La Fiat potrebbe rifarsi parte del suo salone a Detroit, impegnata com’è a rilanciare la Chrysler in America e a preparare il terreno per lo sbarco dei primi modelli made in Italy. Gli altri potrebbero accontentarsi di concentrare gli sforzi su due soli saloni in Europa. Se l’obiettivo era risparmiare, eccoli accontentati» (Valerio Berruti).

Qualcuno è pronto a giurare che c’è un progetto per far nascere, dal prossimo anno, il Salone internazionale dell’auto a Milano nel nuovo polo della Fiera che nel 2015 ospiterà l’Expo. Gualtiero Tamburini, presidente di Nomisma: Il Motor Show potrebbe trovare casa altrove, ad esempio a Milano? «Io dico che c’è una guerra al ribasso con città che si possono permettere di vendere gli eventi fieristici sotto costo. Tecnicamente si definisce “dumping”, cioè la vendita di un servizio a un prezzo più basso di quello di mercato, giustificata dal fatto che le risorse vengono da un’altra fonte. Quando ho distrutto la concorrenza con queste offerte, posso ricominciare a fare prezzi più alti». Tradotto nel mondo delle fiere? «Ci sono quartieri fieristici che, grazie a grandi investimenti infrastrutturali, devono soprattutto riempire i padiglioni per farli fruttare. Le spese in infrastrutture ormai sono già state sostenute da altri, quella voce non pesa più sul bilancio, che invece si arricchisce acquisendo saloni». Concorrenza sleale? «Quello che sta accadendo è una concorrenza senza regole, una concorrenza squilibrata, perché grazie a un investimento pubblico ci sono fiere che si possono permettere di offrire saloni a prezzo quasi zero. Le risorse pubbliche diventano un fattore competitivo per distorcere i risultati del mercato». C’è una strategia per vincere questa guerra? «I concorrenti con risorse più ampie ce l’hanno sempre vinta. Bisogna diventare campioni nelle nicchie» (a Eleonora Capelli).

E infatti, se i colossi delle rassegne motoristiche non navigano in buone acque, i piccoli godono di grande salute. Basta guardare Fuoriserie, il salone delle auto e moto d’epoca che si organizza ogni anno a Padova e a Roma, per capire il discorso. Ma anche quello che succede al 4x4Fest, il salone nazionale dell’auto a trazione integrale che si svolge a Carrara. Certo, quest’ultimo è dedicato ad un segmento speciale che negli ultimi anni ha avuto un fortissimo incremento della produzione e delle immatricolazioni. Siamo alla nona edizione e, di fatto, è stata anticipata una tendenza. Basta un dato: oggi vengono immatricolati lo stesso numero di Suv e station wagon; dieci anni fa il rapporto era uno a dieci. Lo stesso My Special Car organizzato a Rimini scoppia di salute.

Il padiglione della rivista Quattroruote, l'unico a esporre nuovi modelli di auto (in primo piano la Focus RS)Negli anni d’oro arrivano al Motor Show un milione di persone. Le statistiche dicono per l’87% maschi, ed il 50% in età compresa fra i 17 ed i 24 anni. Mezzo milione di ragazzi per il raduno più grande d’Italia. Si trovano qui i ragazzi dei concerti, quelli che finalmente si guardano in faccia dopo avere chattato per mesi. Il 93% di chi entra qui naviga in Internet. Migliaia di Sms annunciano che «sulla Focus ce n’è una che merita davvero», e «vieni a vedere le meccaniche della Ferrari». Qualcuno se ne intende davvero, e chiede spiegazioni su frizioni e spinterogeni. Ma un salto, prima o poi, ce l'han fatto tutti.

«Rivedendolo a ritroso, come fenomeno di massa e terra promessa, il Motor Show è stato festa mobile e costume popolare, ancor prima che fiera di settore. Aggiornandosi, non poteva avviare rivoluzioni copernicane, visto che funzionava, ma neppure restare fermo a perpetuarsi identico. E così, se all’inizio sulla pista ruttavano fumi e cavalli i dragster, le macchinette yankees che sfrecciavano a trecento all’ora e s’ancoravano all’asfalto con un paracadute, poco per volta quel panorama mutò. Bisognava farsi salone. E combattere, per farlo, durissime battaglie coi saloni che c’erano già. Quando già arrivavano le medaglie, diverse case esponevano le loro “prime” in stand sempre più rutilanti e faraonici, e quando finalmente entrò mamma Fiat, offrendo anzi a Cazzola di pigliarsi anche Torino, il cerchio si chiuse. Ma proprio qui il prodigio del Motor Show fu quello di non abiurarsi, di continuare a camminare su quel crinale sottile che sposava ufficialità e spontaneità. S’infittivano insomma doppipetti e ventiquattrore degli amministratori delegati, ma non scappavano i ragazzi con lo zainetto che ingrossavano i numeri. Erano loro il milione. L’orecchio ai rombi e l’occhio alle ragazze, le migliaia di standiste flessuose e scosciate seminate in giro ad eccitare quelle lunghe giornate ad alto tasso ormonale. Tutti lì dentro per sei, sette, otto ore, come monitoravano i tempi di permanenza i test demoscopici, promuovendo quell’umanità colorata e fluttuante a portafoglio clienti, fissando i denominatori che, ai minuti passati nel paese dei balocchi, facevano già corrispondere la quota di soldi spesi per arrivare, parcheggiare, comprare, bere, mangiare, consumare, sprecare. Che è poi ciò che vogliono fare tutti quelli che oggi progettano stadi di nuova generazione, in cui stivare gente molto prima e molto dopo la partita, dandogli non solo calcio, così come il Motor Show non gli dà solo la Ferrari, o la Kawasaki, o la Golf, o il casco Agv o le scarpe Nike. Gli dà lo Show, in una parola» (Walter Fuochi).

«Scopo di queste fiere, d’altra parte, è rinnovare la misteriosa aura di sogno o di fuga o dStandiste, anche quest'anno numerose come semprei emozione che i normali utensili di cui ci circondiamo, le automobili per esempio, richiedono, per non sembrarci appena degli utensili. Appena fuori dalla fiera, nel parcheggio smisurato gli utensili ormai deflorati dall’uso giacciono a migliaia. Impossibile non paragonare il loro anonimato, la loro scontatezza, con il momento di gloria che macchine del tutto simili a queste stanno godendo sotto i riflettori. Quelle destano meraviglia, queste sono solo rate da pagare» ( Michele Serra ).

Donne e motori eccetera eccetera. Baci e foto con la madrina di quest’anno, Claudia Galanti (fotogallery), pronta a naufragare sull’Isola dei famosi ma già in edicola col suo calendario.

Una ragazza - coda di cavallo, camice bianco da infermiera anche se dice di essere «la professoressa» - tiene alta la bacchetta e annuncia al microfono: «Seguitemi, ragazzi. Se fate i bravi vi faccio lanciare i cappellini. Siete contenti?». «Sììì». «Ecco, osservate questo prototipo. Non ha gli specchietti retrovisori. Secondo voi, ce li siamo dimenticati?». «Nooo». Marco di Trapani vince un cappellino perché, interrogato, risponde bene: «Questo fuoristrada è attrezzato di retro proiezione con telecamera». «Bravissimo. E tutti voi, seguitemi. Andiamo a vedere un altro modello. Siete pronti? Fra un attimo saranno lanciati altri cappellini».
 
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