Come chiedere (e ottenere) un aumento di stipendio

Ottenere una promozione o dei benefit aziendali non è una missione impossibile: ecco cosa valutare e qualche consiglio per muoversi.

Lo stipendio è uno dei principali fattori di soddisfazione nel proprio lavoro. Pochi mesi fa l’osservatorio Job Pricing ha provato a capire quanto gli italiani sono soddisfatti della propria retribuzione, chiedendo loro un giudizio sul proprio stipendio in una scala da 0 a 10. Il risultato è lontano dalla sufficienza: il voto complessivo è stato di 3,9 (5,8 se si considerano anche gli incentivi). Ancora, tra le regioni italiane esistono differenze retributive importanti. Secondo uno studio di Job Pricing per Repubblica.it, in provincia di Milano in media si guadagnano 34.500 euro lordi l’anno, nel medio-campidano, invece, si scende sotto la soglia di 22.500 euro. Come capire allora se la propria retribuzione è adeguata e se è giunto il momento per chiedere un aumento? Cosa valutare per comprendere quando fare la propria mossa o se è il momento di cambiare posto di lavoro? Ecco cosa tenere in considerazione.

Valutare la situazione finanziaria del datore di lavoro. La prima cosa da fare è capire in quali condizioni economiche si trova il proprio datore di lavoro. Se l’azienda è solida e in espansione, si può pensare di farsi avanti. Prima è bene però capire se la propria retribuzione è già commisurata alla media nazionale (si veda paragrafo successivo). Se l’azienda, invece, viaggia in cattive acque e si stanno ipotizzando tagli al personale, non è il momento migliore per avanzare pretese.

Raccogliere informazioni su posizioni simili. Prima di chiedere un aumento, consultare siti o riviste di settore per capire se il proprio stipendio corrisponde o no alla media nazionale. Quantomipagano.com calcola lo stipendio in base al mercato, all’area geografica, al settore di riferimento, alle dimensioni dell’azienda, all’anzianità, all’età e al sesso. Il metodo è semplice: si inseriscono i propri dati, si seguono le istruzioni richieste e, alla fine, il proprio stipendio viene confrontato con quello minimo, medio e massimo rilevato nel settore di appartenenza. Molto utile anche il portale Il mio stipendio del gruppo Sole 24 Ore che permette di scoprire il proprio valore di mercato, verificare l’impatto dell’inflazione sulla propria retribuzione e, ancora, di conoscere la retribuzione media nazionale per la propria professione.

Fissare un appuntamento. Mai improvvisare un incontro con il capo o le risorse umane nel parcheggio, alla mensa o in corridoio per parlare di una questione delicata come il proprio stipendio. È consigliabile chiedere un appuntamento per tempo e, quando il giorno si avvicina, se si percepisce che il superiore sta affrontando un periodo di particolare stress, spostare il meeting: parlare con un capo mal disposto non aiuta. Se possibile, presentare le richieste il venerdì pomeriggio, in modo che durante il fine settimana il responsabile abbia tempo per pensarci.

Tenere a bada le emozioni. Durante l’incontro è fondamentale mantenere un certo self control per esporre le proprie ragioni. Evitare lamentele o rivendicazioni: gli aumenti vengono concessi a chi se li merita, non a chi li pretende. Anche in quest’occasione, proprio come nei primissimi colloqui di lavoro, il modo di porsi è fondamentale. Vestirsi in modo semplice ma curato, evitando l’eleganza fuori luogo (soprattutto se normalmente si veste casual).

Spiegare con chiarezza le proprie motivazioni. Un cambio di qualifica o di sede, l’assegnazione di un lavoro supplementare o, ancora, di un incarico importante sono fattori che possono favorire un aumento di stipendio. Prima di affrontare la negoziazione, comunque, definire i propri punti di forza, i risultati raggiunti e i problemi risolti: riportare casi concreti può rappresentare la chiave di volta per vedere la propria richiesta soddisfatta.

Stabilire in anticipo cosa e quanto chiedere. Per portare a casa l’aumento di stipendio è indispensabile stabilire in anticipo la percentuale di aumento da richiedere, sapendo che in media si può chiedere attorno al 3-5%. Incrementi superiori al 10% sono rari, a meno che non si tratti di un aggiustamento dovuto a una consistente crescita delle responsabilità. Richieste di aumento troppo alte (30-40%) potrebbero non essere nemmeno prese in considerazione. Considerare la possibilità di chiedere benefit (parcheggio aziendale, buoni pasto, buoni sconto con servizi convenzionati) al posto dell’aumento.

Non fare confronti con i colleghi. Non confrontare il proprio stipendio con quello dei colleghi: la negoziazione è personale, paragonandosi agli altri le possibilità di successo della richiesta non aumenteranno. Infine, non minacciare di andarsene: se non si è davvero intenzionati a farlo e davanti a un rifiuto di aumento si rimane, si risulta poco credibili. Se il risultato arriva, non vantarsene in pubblico: si potrebbe causare malcontento tra i colleghi.

Ringraziare sempre il capo. Se la risposta è positiva, definire le modalità e la tempistica dell’aumento. Se negativa, non mostrarsi indispettiti, ma chiedere i motivi del rifiuto. Se è un problema di budget o di tempi sbagliati, in futuro potrebbe andare meglio. Se le ragioni sono altre, chiedere sempre con discrezione cosa dovrebbe accadere perché l’aumento sia concesso: il capo dovrà definire una condizione oggettiva al raggiungimento della quale, molto probabilmente, si otterrà l’aumento. Ringraziare comunque il superiore per il tempo e l’attenzione: è segno di buona educazione e prova della propria maturità e responsabilità.

redazione


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