Checco Zalone, che bella risata

“Che bella giornata” è il film italiano che ha incassato di più nella storia. Un fenomeno che ha sbaragliato Benigni e i cinepanettoni e rischia di stravolgere il nostro cinema…

Dopo soli dodici giorni di programmazione il film Che bella giornata con Checco Zalone ha registrato il miglior incasso di tutti i tempi per il cinema italiano: 31.479.000 euro. Con questa cifra, resa nota dalla casa di produzione e distribuzione Medusa, la pellicola ha superato il record di Roberto Benigni, che nel 1997 con La vita è bella raggiunse 31.231.984 euro. .

«Chiedo scusa al maestro Benigni. Quando a Hollywood si rinco… e mi daranno tre Oscar, allora si potrà dire che l’ho superato» (Checco Zalone).

Che bella giornata, a questo punto, diventa anche il terzo film in assoluto più visto in Italia. La graduatoria, che comprende anche i successi stranieri, è guidata da Avatar (65,6 milioni, ma è bene ricordare che per vedere il film in 3D si paga un biglietto più caro). Titanic è al secondo posto (42,3 milioni). La terza posizione era occupata da La vita è bella, prima che Zalone lo superasse.

Il produttore del film, Pietro Valsecchi della Taodue, ha fatto sapere di avere come obiettivo un incasso di 40 milioni di euro. Valsecchi aveva pronosticato il superamento del record de La vita è bella, aggiungendo però: «Benigni resta Benigni. È un’altra cosa».

Trama del film Che bella giornata: dopo esser riuscito a ottenere un lavoro come inserviente alla sicurezza nel Duomo di Milano, Checco, a seguito di una serie di equivoci, conosce sul posto di lavoro Farah, una donna che lo introduce nel mondo dell’Islam. Produttori spagnoli e francesi hanno già manifestato l’intenzione di farne dei remake. Il regista è Gennaro Nunziante, lo stesso con cui Zalone aveva lavorato nel fortunato film d’esordio Cado dalle nubi (2009).

Il successo di Che bella giornata è una sorpresa? Fino a un certo punto. Infatti già Cado dalle nubi (uscito nel mese di novembre) andò bene nelle sale: 16 milioni di incassi. In pochi giorni scalzò New Moon, il film sui vampiri tratto dai romanzi di Stephenie Meyer e molto atteso dai più giovani.

Cado dalle nubi fu girato a Polignano, in provincia di Bari. Il successo tra gli abitanti della cittadina fu tale che nell’unica sala cinematografica del paese furono costretti ad aggiungere sedie in sala.

«Il cinema serve a Zalone per liberarsi dei difetti narrativi della tv: che procede per frammenti, per interventi rigidamente scalettati, per format. Ecco, la grande sfida di Zalone consiste proprio nel trasformare il format in un racconto, in un lungo sorriso sottratto alla moltitudine dei mestieranti» (il critico televisivo Aldo Grasso sul Corriere della Sera).

Per realizzare Che bella giornata (girato a luglio del 2010 a Milano) ci sono voluti circa 6 milioni di euro. Il primo film era costato meno di 4.

«Devo tutto al figlio del produttore Pietro Valsecchi che ha costretto il padre a vedere le mie performance neomelodiche su YouTube» (Checco Zalone).

Il vero nome di Checco Zalone è Luca Medici. Nato a Bari nel 1977, è cresciuto in una cittadina di provincia che si chiama Capurso. Laureato in Giurisprudenza («Non ho ancora ritirato la laurea, spero non vada in prescrizione»), sognava di fare il musicista. Suonava il pianoforte ai matrimoni e insieme a un gruppo chiamato The Bugs, ispirato ai Beatles. Nel 2004 cominciò ad aggiungere parti comiche nelle sue esibizioni musicali. Primo spettacolo: «In pizzeria. Ho invitato parenti e amici, prendendo il 30% dei ricavi dalle consumazioni. Facevo l’imitazione del parroco e altri personaggi del paese». Esordì presto nelle tv locali Telesveva e TeleNorba, soprattutto grazie alle imitazioni dell’allora governatore della Puglia, Raffaele Fitto, e del suo avversario Nichi Vendola. Nel 2005 la sua apparizione a Zelig, su Canale 5. Nel 2006 la sua canzone Siamo una squadra fortissimi, dedicata alla Nazionale di calcio italiana, diventò il tormentone dell’estate.

Il nome d’arte deriva dalla locuzione dialettale “Che cozzalone”, cioè “tamarro” (il ragazzo un po’ rozzo e volgare che si sforza per adeguarsi allo stile di vita più civile, senza riuscirvi).

Studente universitario, faceva il rappresentante di disinfettanti.

Checco Zalone, ormai entrato tra i comici di Zelig, si stupiva del fatto che fino a quel momento aveva guadagnato 80 euro per cantare e far ridere ai matrimoni, mentre per cinque minuti in tv era pagato più del triplo.

Per 50 euro suonò, vestito da Babbo Natale, in un negozio.

Che bella giornata, uscito il 5 gennaio, ha superato velocemente il miglior incasso del 2010, Benvenuti al Sud di Luca Miniero (quasi 30 milioni di euro) e, fatto ancora più rilevante, ha insidiato da subito il cinepanettone Natale in Sudafrica.

Per cinepanettone s’intende un film commedia italiano che tradizionalmente esce nelle sale durante le feste natalizie. Il primo della serie fu Vacanze di Natale (1983) dei fratelli Carlo ed Enrico Vanzina. Attori principali: Christian De Sica e Jerry Calà. Negli anni Novanta la formula fu ripresa ancora dai fratelli Vanzina (stesso produttore: Aurelio De Laurentiis). Coppia fissa di attori: Christian de Sica e Massimo Boldi. Con il passare degli anni cambiano i registi: non più Vanzina, ma dapprima Enrico Oldoini e poi stabilmente Neri Parenti. Tra gli attori resta Christian De Sica, mentre Massimo Boldi viene sostituito da Massimo Ghini.

Caratteristiche dei cinepanettoni: sono ambientati in luoghi esotici e vacanzieri (a Beverly Hills, Rio, New York, Miami, in India, sul Nilo, quest’anno in Sudafrica ecc.), ci sono belle ragazze (Sabrina Ferilli, Michelle Hunziker, Belen Rodriguez ecc.), la colonna sonora è il tormentone dell’anno (per Natale in Sudafrica, per esempio, era Waka Waka di Shakira). Nella trama c’è sempre un marito che tradisce la moglie.

«Il famigerato cinepanettone mantiene l’intero cinema italiano. Mi rendo conto che è un po’ cafone dirlo. Però è un dato di fatto. A parte un paio di capolavori, il resto dei film raffinati fa incassi penosi. Le opere dei registi e degli attori premiati dalla critica non le va a vedere nessuno» (Christian De Sica ad Aldo Cazzullo, Corriere della Sera).

Il giornalista Giovanni Floris è grande consumatore di cinepanettoni, fan di Massimo Boldi e Christian De Sica. Ha confidato che quando i due si sono separati ha scelto di seguire il secondo.

Il cinepanettone ha un meccanismo collaudato che funziona sempre. Nella classifica dei 100 film più visti d’Italia, stilata da Movieplayer, ci sono 11 titoli di cinepanettoni, per complessivi 224,1 milioni di euro di incassi. Sono dei successi innegabili, eppure sembra che negli ultimi anni stia cambiando qualcosa: nel 2009 Natale a Beverly Hills ha incassato circa 20 milioni di euro, tre in meno rispetto a Natale a Rio del 2008. Quest’anno gli incassi di Natale in Sudafrica si aggirano intorno ai 18 milioni di euro. Il film di Neri Parenti è stato superato già all’esordio da La banda dei Babbi Natale di Aldo, Giovanni e Giacomo, uscito nello stesso giorno (17 dicembre), che finora ha incassato più di 20 milioni di euro.

«Il Sudafrica non ha portato fortuna né ai calciatori azzurri né ai comici “belenizzati”» (Michele Anselmi, critico cinematografico, sul quotidiano Il Riformista).

È crisi per la formula del Natale a…? Piera Detassis, direttore del mensile di cinema Ciak, commentando il successo di Aldo, Giovanni e Giacomo: «È il segnale che la creatività piace al pubblico molto più della serialità. Il problema del cinepanettone classico è che non ci si può limitare a rifare sempre lo stesso film e che non si può tirare troppo la corda: il genere si è adagiato, la gente vuole altro e soprattutto non vuole più la volgarità gratuita di quelle pellicole. Il successo popolare del cinepanettone, però, c’è comunque e non può essere sminuito, visto che ha incassato oltre 16 milioni di euro anche quest’anno. Il dato importante, piuttosto, è un altro: il cinema italiano in questo periodo batte sempre quello americano».

Dice il produttore Pietro Valsecchi: «Le cifre di Che bella giornata al botteghino sono importanti anche perché parliamo di denaro che viene interamente rimesso sul mercato, al contrario dei film americani che vengono, incassano e portano via».

Nei primi cinque mesi di programmazione della stagione cinematografico (che comincia ad agosto), 10 film italiani hanno incassato circa 150 milioni di euro.

Nei giorni vicini a Natale, per consuetudine, escono tanti film italiani. Che bella giornata, che invece è uscito il 5 gennaio, rappresenta una novità e forse anche un’ottima trovata strategica. Pietro Valsecchi: «Dobbiamo anche ringraziare Carlo Verdone che con un’analoga uscita lo scorso anno (Io, loro e Lara, ndr) ha benedetto questa data e fatto da apripista». I film che escono tutti insieme, infatti, si fanno troppa concorrenza e alla fine si danneggiano reciprocamente.

Il successo di Che bella giornata potrebbe spingere i produttori italiani a considerare propizio per le nuove uscite un periodo più lungo di quanto non abbiano pensato finora. In Italia, infatti, le uscite si concentrano soprattutto tra settembre e fine maggio. Dice il critico Gabriele Niola sul quotidiano online ilPost (diretto da Luca Sofri): «I tre mesi di giugno, luglio e agosto sono sempre stati considerati mesi morti per le sale. Nel resto del mondo non è mai stato così, anzi, in molti paesi (America soprattutto) il periodo estivo è paragonabile ad un secondo Natale per varietà e importanza delle uscite».

Qualcuno ha provato a cambiare le abitudini cinematografiche degli italiani: i fratelli Vanzina nel 2008 e nel 2009 fecero uscire nei mesi estivi i film Un’estate al mare e Un’estate ai Caraibi. Si coniò il termine “cinecocomeri”, ma finora rappresentano casi isolati.

Dopo due trionfi cinematografici, quanto può valere una comparsa tv di Zalone? Difficile dirlo: i comici di successo lanciati da Zelig guadagnano dai 5 ai 12mila euro a show. Ma la notorietà regalata dal cinema può far arrivare i cachet a 50mila euro e più.

Checco Zalone, per colpa del successo andrà fuori di testa? «No, io so quello che sono veramente: braccia strappate alle fotocopiatrici degli avvocati» (ad Alessandra Comazzi, La Stampa, dopo l’uscita del film Cado dalle nubi).



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