La Brexit è realtà: ecco i primi effetti concreti

Sono passati già alcuni mesi dal referendum sulla Brexit, ma il Regno Unito non si è ancora ufficialmente appellato all’articolo 50 del Trattato di Lisbona. Eppure, si iniziano a vedere i primi effetti, non solo sui mercati finanziari, ma anche sulla vita reale: la sterlina crolla, l’inflazione inglese galoppa… e alcuni prodotti spariscono dagli scaffali dei negozi britannici

Che cosa è successo? Tutto è iniziato il 23 giugno 2016, quando i cittadini brittanici, chiamati alle urne per decidere se rimanere all’interno dell’Unione Europea (UE), o staccarsi ed uscirne, hanno optato per la seconda ipotesi. L’Unione Europea è un ampio insieme di Paesi, nato nel 1993 con l’obiettivo di darsi regole comuni su una diversità di temi, dall’economia alla salute, dalla giustizia all’immigrazione. L’Unione Europea non deve essere confusa con l’area Euro, che rappresenta il sottoinsieme di Paesi UE che hanno scelto di adottare la stessa moneta, l’euro (e di cui il Regno Unito non ha mai fatto parte).

Ebbene, il 23 giugno 2016, con il 51,8% dei voti, i cittadini inglesi hanno deciso di non far più parte più parte dell’Unione Europea. Da allora un termine è diventato d’uso comune: Brexit. L’economia ama gli acronomi e Brexit deriva proprio dalla fusione di Britain (“Regno Unito”) ed Exit (“Uscita”). Formalmente non è ancora successo nulla. La procedura prevede che il primo ministro britannico richieda l’applicazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, il quale consente ad un Paese membro della UE di avviare le negoziazioni volte ad uscire dal gruppo. Ma anche se la politica si muove con lentezza, i primi effetti reali si iniziano a sentire.

Il colpo più duro l’ha subito la sterlina, la moneta ufficiale del Regno Unito. Guardiamo un po’ il grafico.

brexit

Che cosa mostra il grafico? Molto semplice: rappresenta il valore di una sterlina in termini di euro (linea azzurra) e in termini di dollari americani (linea nera). Si nota immediatamente che, da quando si è conosciuto l’esito del referendum, il valore della sterlina ha iniziato a calare, talvolta bruscamente. È una buona notizia, se avete in programma un viaggio in Inghilterra: il vostro potere d’acquisto non è mai stato così alto, visto che, stando ai dati del Financial Times, la sterlina è scesa ai minimi dal 1848.

Ma per un cittadino che ha un reddito in sterline, è tutta un’altra storia. Una valuta che perde valore, soprattutto in modo così forte, non è generalmente una buona cosa, dal momento che l’effetto complessivo potrebbe portare all’impoverimento della nazione. Infatti, se da un lato una moneta debole può stimolare le esportazioni (il calo della sterlina rende i prodotti inglesi meno costosi all’estero, creando un vantaggio competitivo), dall’altro lato i prodotti esteri diventano più costosi per cittadini e imprese del Regno Unito.

Un esempio lampante è il costo del nuovo iPhone 7: sul mercato inglese ha subito un rialzo di prezzo dell’11% rispetto al modello precedente, mentre negli altri mercati europei il rialzo è stato decisamente più contenuto. Anche la multinazionale Unilever ha deciso di aumentare i propri prezzi, proprio per compensare il crollo del valore della sterlina, in media del 10%. Questo ha portato il gruppo Tesco, famosa catena di supermercati inglese, a rifiutarsi di vendere alcuni prodotti, con la conseguenza che i cittadini britannici di colpo non hanno più trovato tra gli scaffali alcuni prodotti di uso quotidiano. Alla fine, la lite tra le due multinazionali è rientrata, ma si potrebbero verificare altri casi simili.

Una conferma del rialzo dei prezzi arriva anche dall’aumento del tasso di inflazione in Gran Bretagna: nel mese di settembre è cresciuto dell’1% rispetto all’anno prima. Che cosa significa? Quando si parla di inflazione si intende un aumento generalizzato dei prezzi; quindi, con un’unità di moneta si può acquistare una minore quantità di beni e di servizi rispetto a prima.

Per misurare l’inflazione si usa un apposito paniere di beni di uso quotidiano (che include, ad esempio, alimentari, giornali, benzina), di beni durevoli (abbigliamento, elettrodomestici) e di servizi (ad esempio dentista, assicurazioni, sport). Una volta creato il paniere si calcola il suo prezzo, dato semplicemente dalla quantità dei beni considerati per il relativo prezzo. Da lì in avanti, si calcola la variazione (percentuale) da un anno all’altro: ecco, l’inflazione.

Quindi anche i turisti che si recano in Gran Bretagna potrebbero in futuro avere un’amara sorpresa: con un’inflazione in crescita, l’aumento dei prezzi dei prodotti nel Regno Unito potrebbe essere tale da mandare in fumo il beneficio della sterlina meno cara.

redazione


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