Bip, quando la telefonia diventa low cost

La nuova compagnia mobile promette prezzi competitivi e un’offerta semplice. In autunno il piano tariffario…

E Bip sia. Il mercato della telefonia mobile avrà presto un nuovo operatore: si chiama Bip e il 20 settembre renderà noti i suoi piani tariffari. Azionista e amministratore delegato è Fabrizio Bona, manager già “ex” di altre compagnie telefoniche.

Caro amico ti telefono. «Caro amico, è con grande piacere che ti presento il nuovo nato della telefonia mobile. Sono sicuro che ti starai chiedendo perché un nuovo operatore mobile in un mercato già molto competitivo ed affollato. Il perché è presto detto: Bip non è un semplice operatore ma una vera e propria rivoluzione nel settore. Nei prossimi giorni saremo ancora più concreti e ti sveleremo tutte le nostre carte!» (Fabrizio Bona sul sito internet di Bip Mobile).

La bip revolution. Bip si pone come il primo operatore mobile italiano low cost e annuncia una vera e propria “bip revolution”, dimezzando le tariffe e conquistando milioni di clienti in poco tempo. Il suo slogan è «be smart be bip».

Semplici e competitivi. Questo è quello che la nuova compagnia telefonica vuole offrire al cliente:
-      un’offerta semplice;
-      una tariffa competitiva;
-      un servizio affidabile;
-      una sola tariffa, «molto ma molto economica»;
-      una tecnologia Umts di ultima generazione.

Perché scegliere Bip? Per riuscire a rosicchiare clienti, Bip progetta di inserirsi nel segmento del low cost e di giocarsela sul piano di tariffe telefoniche vantaggiose.

Virtuale è meglio? Bip sarà un operatore virtuale. Questo significa che non avrà delle antenne proprie ma si appoggerà a quelle di altri operatori, in questo caso di 3 Italia, a cui pagherà in cambio un canone: «3 è posizionata in un altro segmento di mercato, che non è esattamente consumer perché ha una spesa media piuttosto alta, e poi avrà un ritorno economico molto rilevante dal fatturato della Bip», ha detto Bona a Panorama. Nessuna paura, dunque, che ci sia una cannibalizzazione del mercato.

Bip, in buona compagnia. Di operatori virtuali l’etere è pieno: gli unici che hanno una rete propria sono Tim, Vodafone, Wind e 3. Gli altri si appoggiano alle loro infrastrutture: in Italia se ne contano una ventina circa, tra cui: la CoopVoce, nato dall’accordo tra Coop Italia e Telecom Italia e che si appoggia a Tim; Fastweb, che utilizza strutture tecnologiche di Nokia Siemens Networks e che si appoggia a 3 e Tim; UNO Mobile, un marchio commercializzato da Carrefour Italia Mobile e che si appoggia a Vodafone; PosteMobile, gestito da Poste italiane e che si appoggia a Vodafone; Tiscali Mobile, che si appoggia a Tim; ecc.

Il precedente francese. Visto il gran numero di operatori virtuali che non hanno mai rosicchiato consistenti fette di mercato, Bip si prepara ad affrontare una grande battaglia ma Bona crede molto nelle potenzialità del prodotto e guarda all’estero. Un caso simile, infatti, è già stato avviato in Francia: la Free Mobile è stata lanciata dall’imprenditore Xavier Niel e in sei mesi ha raggiunto oltre tre milioni e mezzo di utenti [fonte: Panorama]. A fronte di un pagamento in abbonamento, ma senza impegno, di 19,99 euro al mese consente di effettuare chiamate, mandare sms ed mms e collegarsi a internet in maniera illimitata, non solo in Francia, ma anche all’estero. Inoltre, per chi non volesse legarsi a un abbonamento, c’è la possibilità di pagare due euro al mese per avere 60 minuti e 60 sms.

Il cielo non è più… Blu. Se si guarda al passato italiano, però,  l’esperienza non promette niente di buono. Le compagnie virtuali presenti sul territorio non hanno mai raggiunto cifre consistenti di clienti e alcune hanno chiuso battenti dopo poco tempo. Uno dei primi casi è stato quello di Blu, che ha attivato i suoi servizi di comunicazione nel maggio del 2000. Dopo un periodo di prosperità iniziale (primo gestore in Italia e secondo in Europa a lanciare il servizio Gprs), con oltre un milione e mezzo di clienti, le cose peggiorano e, per problemi di capitale, spegne il segnale nell’ottobre del 2002. Come Blu, anche Telepass Mobile, per fare un altro esempio, ha cessato la sua attività. Di proprietà di Telepass S.p.A. si appoggiava a Wind: una volta terminato il servizio i suoi clienti sono passati automaticamente a quest’ultima.

Problemi di nome. Fabrizio Bona ha, però, qualche intoppo da risolvere: il nome che ha scelto per la sua compagnia è già brand della Bip Business Integration Partners, società di consulenza che opera nel settore delle telecomunicazioni. «Noi ci siamo opposti al rilascio dell’autorizzazione per l’utilizzo del marchio “Bip”, visto che facciamo quasi il 60% del nostro fatturato con operatori che sarebbero concorrenti di Bona», ha dichiarato l’amministratore delegato Fabio Troiani [fonte: Corrierecomunicazioni.it]. I risvolti di questa vicenda sono tutti da chiarire…

redazione


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