Baciati dal sole

Bolletta energetica troppo alta? Scoprite quanto si può risparmiare con l’energia solare….

Un aiuto dall’alto. Inquinamento, riscaldamento globale con i conseguenti cambiamenti climatici e, non ultima, una bolletta energetica sempre più cara. Sono tanti i motivi che spingono sempre più italiani ad alzare gli occhi al cielo. Non per un moto di pur legittima esasperazione, ma verso quella che sembra essere l’unica soluzione valida e duratura in grado di liberarli da questi problemi: il sole.

In prima linea. È inutile ripetere ancora una volta tutti i vantaggi che il sole porta con sé: energia rinnovabile e pulita, totale assenza di emissioni, costo di erogazione praticamente nullo. Meglio invece ricordare che in Italia i pannelli solari sono in grande diffusione – nonostante gli incentivi per chi li vuole installare abbiano subito una considerevole stretta – e che possiamo ormai competere con paesi “di punta”, come Germania, Giappone, Stati Uniti e Spagna, almeno per quanto riguarda il mercato del fotovoltaico.

Che tipo sei? Già, perché la prima cosa da chiarire è che non esiste una sola modalità per sfruttare l’energia solare: impianto, costi e rendimento sono diversi, a seconda che si vogliano utilizzare i raggi del sole per scaldare l’acqua (per uso personale o anche per dare una mano al sistema di riscaldamento) oppure per produrre elettricità.

Pannelli solari termici. Nel primo caso, cioè se ci si accontenta di scaldare l’acqua, si parla di pannelli solari termici, o collettori. È il sistema più semplice: il pannello che riceve l’energia del sole la trasferisce al serbatoio dell’acqua tramite uno scambiatore di calore, una serpentina percorsa da un liquido con buona capacità termica (di solito glicole propilenico). In mezza giornata si scaldano circa 80 litri d’acqua, anche se il rendimento è influenzato dalla posizione geografica. Al Nord l’esposizione al sole è inferiore che al Sud: cosa che però non ha impedito a un paese come la Germania di essere il maggior utilizzatore in Europa di questo tipo di impianti.

La dimensione giusta. Il sistema, ovviamente, non funziona di notte, ma produce acqua calda anche se il cielo è coperto, perché la radiazione solare è comunque presente. E il risparmio non è trascurabile: in media, 500 euro l’anno sulla bolletta energetica (per il mancato utilizzo di altre fonti di riscaldamento, elettriche o a combustibile). Resta da capire come calcolare la copertura più adatta alle proprie esigenze e quanto costa un impianto solare termico. A conti fatti, per una famiglia di 4-5 persone sono sufficienti 5 mq di pannelli. Il costo “chiavi in mano” può essere valutato intorno ai 5.000 euro, a cui occorre aggiungere l’Iva al 10%.

Gli incentivi. È possibile però usufruire degli incentivi previsti dal Conto Termico, decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 3 gennaio 2013, che stanzia 900 milioni di euro per il sostegno a interventi di “efficientamento energetico”. Nel caso del solare termico, i contributi variano a seconda della tipologia e dell’entità dei lavori e vanno da un minimo di 55 a un massimo di 306 euro al metro quadrato, erogabili in due o cinque anni. In alternativa, ci si può avvalere della detrazione fiscale del 50% prevista per le ristrutturazioni edilizie (vedi più avanti).

Ammortamento. Quando si comincia a risparmiare? Anche il tempo necessario per ripagarsi della spesa d’installazione ovviamente varia, a seconda delle caratteristiche dell’impianto e dei sistemi che ha parzialmente sostituito (con il solare termico si riesce a coprire fino al 70% del consumo energetico per la produzione di acqua calda sanitaria). Se la caldaia è a metano, intorno ai dieci anni (se è a gasolio anche meno), dopo di che sono tutti soldi guadagnati. Considerato che la vita media di un solare termico si aggira intorno ai 20-25 anni, non c’è proprio di che lamentarsi.

Pannelli fotovoltaici. Anche i pannelli fotovoltaici possono scaldare l’acqua, ma non direttamente. Infatti producono elettricità, da utilizzare con tutti gli elettrodomestici di casa. La trasformazione (da energia solare in elettrica) avviene all’interno delle celle di cui è costituito il pannello, sottili strati di silicio (un minerale molto comune in natura) sottoposti a trattamenti piuttosto complessi. Anche in questo caso non ci sono emissioni e la manutenzione dell’impianto è praticamente nulla. Il costo dei pannelli, però, è sensibilmente più elevato di quelli termici. Inoltre, non è possibile immagazzinare l’energia elettrica prodotta: quella che non si consuma va perduta.

Sul mercato. Ma sarebbe meglio dire andrebbe perduta: in questo caso usare il condizionale è d’obbligo. Infatti, se l’impianto fotovoltaico non è a sé stante – come potrebbe essere, per esempio, quello di una casa isolata senza allacciamenti – ma è collegato alla rete elettrica, l’energia in eccesso non va affatto sprecata: passa al gestore della linea che l’acquista e la immette nel circuito. Naturalmente all’utente viene riconosciuta in bolletta una detrazione pari al prezzo di vendita. Se installare un impianto fotovoltaico sul tetto di casa aiuta sicuramente a contenere le spese, quindi, nei casi più fortunati può addirittura far guadagnare.

Quanta energia si produce. E la resa? La produzione annua di un impianto è influenzata da molti fattori, a cominciare dalla posizione dell’edificio su cui lo si vuole installare e dalla sua esposizione al sole. In linea di massima, però, un impianto di media potenza riesce a produrre 1.300 kilowattora all’anno nelle regioni del Nord, e circa 1.600 al Sud. Quindi, rispettivamente il 43 e il 53 per cento del consumo annuo di una famiglia di quattro persone, calcolato in 3.000 kW/h.

A misura d’abitazione. Prima di pensare ai ricavi, però, bisogna acquistare e far installare i pannelli. Gli impianti fotovoltaici hanno costi molto variabili, ma si possono calcolare circa 3.000 euro o poco più per ogni kilowatt picco installato (è una misura che indica la potenza teorica massima di un generatore elettrico). Per una famiglia di quattro persone si può preventivare una spesa che si aggira intorno ai 10 mila euro. Chi vuole avere indicazioni meno generali senza però impegnarsi con un vero preventivo, può ricorrere al Simulatore fotovoltaico messo a disposizione su internet da Enel: si inserisce la collocazione geografica della casa, il consumo medio in bolletta, pochi altri dati e il gioco è fatto.

Le agevolazioni. Ci sono oppure no? Dopo un lungo periodo in cui è stato possibile dotarsi di un impianto fotovoltaico quasi a costo zero, grazie ai finanziamenti a fondo perduto concessi dallo Stato e dai comuni, la questione ha cominciato a ingarbugliarsi. Alla fine sembrava che la scure della spending review si sarebbe abbattuta sulle energie alternative senza distinguere fra i proprietari di grandi impianti e chi, invece, voleva montare un solo pannello sul terrazzo. Tutti, insomma, avrebbero dovuto pagare di tasca propria fino all’ultimo centesimo, senza incentivi né rimborsi.

Prezzi bloccati. Come stanno adesso le cose? A chiarirlo è stata l’Agenzia delle Entrate, che ha spiegato che anche all’intervento di installazione di un impianto fotovoltaico si può applicare la detrazione prevista per le ristrutturazioni generiche, di recente portata dal 36 al 50%, ma non quella superiore (55%) riservata ai lavori di riqualificazione energetica. Questo, naturalmente, sempre che non si approfitti delle tariffe agevolate ancora in vigore per i piccoli impianti, che bloccano per 20 anni il prezzo di vendita dell’energia prodotta in eccesso a un valore superiore a quello di mercato. Insomma, bisogna scegliere: o un’agevolazione o l’altra.

Vicini al limite. Attenzione alla data, però. Le agevolazioni tariffare cesseranno una volta che saranno stati erogati i 6,7 miliardi previsti dal Quinto Conto Energia. Nel momento in cui scriviamo siamo a quota 6.501.903.905: non rimane dunque molto tempo. È comunque possibile presentare richiesta di accesso alle tariffe incentivanti anche in seguito, a condizione di farlo entro 30 giorni dal raggiungimento della soglia fatidica e a patto che in quel momento l’impianto sia già in funzione. Insomma, fate bene i vostri conti: la strada della detrazione fiscale potrebbe essere più conveniente.

Il grande salto. Nonostante gli incentivi non siano più quelli di una volta, agli italiani il solare piace. Lo svela una ricerca condotta da Ipr Marketing secondo cui l’82% dei nostri concittadini sarebbe pronto a passare alle energie alternative, complice forse una bolletta elettrica sempre più salata. Se non lo fanno, continua lo studio, è solo per colpa della crisi. La scelta, dunque, sarebbe solo rimandata.

Investire in energia. Ma c’è anche chi, per forza di cose, pensa in grande e invece che al consumo della famiglia guarda a quello di un’intera nazione. È il Wwf, che in un documento presentato al recente World Future Energy Summit di Abu Dhabi sostiene, dati alla mano, che l’energia solare potrebbe coprire l’intero fabbisogno di uno Stato. Per soddisfare il 100% della domanda di energia, infatti, sarebbe sufficiente destinare per le centrali elettriche fotovoltaiche solo l’1% del territorio. Un impegno che può essere affrontato senza troppe difficoltà da ogni nazione: forse il traguardo che il Wwf si è prefisso, raggiungere il 100% di energie rinnovabili entro il 2050, non è così arduo da raggiungere come potrebbe sembrare. A condizione però che tutti si diano da fare

redazione


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