Ragazzi distratti: niente paura, è segno d’intelligenza
la Repubblica, mercoledì 2 giugno
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Mamme, papà e insegnanti, non arrabbiatevi più con i vostri figli o allievi, se si distraggono mentre state dicendo loro qualcosa che a voi sembra estremamente importante. Non è indifferenza. Non è cattiva volontà. Non hanno colpa. Sono fatti così. Anzi, è il cervello dei vostri figli o allievi che è fatto così. Gli adolescenti, afferma una ricerca condotta in Gran Bretagna, non riescono a concentrarsi perché vittime di una condizione neurobiologica legata all’età. Hanno troppa «materia grigia», la sostanza - chiamiamola così per semplificare - che li spinge a far lavorare il cervello troppo e in più direzioni contemporaneamente. Ecco perché, mentre il padre fa la ramanzina, la mamma chiede notizie sulla scuola o la prof spiega i filosofi greci, la loro mente corre dietro ad altro e smettono di ascoltare.
Condotta da studiosi del prestigioso University College London (Ucl) e pubblicata sul Journal of Neuroscience, la ricerca ha sottoposto a un esame con lo scanner il cervello di un gruppo di teen-ager e li ha monitorati mentre cercavano di risolvere un problema mentale. Nello stesso tempo, i giovani venivano stimolati da distrazioni ambientali: rumori, musica, richiami, persone che entravano e uscivano dalla stanza, telefonate, e così via. Lo scanner ha evidenziato un livello di attività inaspettato nella corteccia prefrontale, un’ampia regione del cervello coinvolta nei processi decisionali e nella capacità di fare più cose simultaneamente. Ciò ha indicato, secondo gli scienziati, che il cervello degli adolescenti funzionava in modo meno efficace di quello di un adulto, cioè «continuava a fare un sacco di lavoro inutile rispetto al compito principale che si era preposto».
Ovvero, si distraeva. Il motivo, affermano i ricercatori inglesi, è paradossale: il cervello dei teen-ager contiene troppa materia grigia, le cellule e le connessioni che trasmettono messaggi dentro al cervello.
Invecchiando, l’ammontare di materia grigia si riduce ed ecco che dunque diventa più facile concentrarsi su un problema alla volta, senza subire distrazioni. Il processo è graduale, prende tempo e non è uguale per tutti. In ogni caso non termina tutto di un colpo con la fine dell’adolescenza. «Sapevamo che la corteccia cerebrale dei ragazzi produce una struttura caotica di pensieri», dice la dottoressa Sarah-Jayne Blakemore, che ha diretto la ricerca, «ma adesso abbiamo capito che questa fase può prolungarsi fino ai tardi vent’anni e perfino sino ai primi trent’anni».
In pratica, è la rivelazione che il cervello continua a evolversi molto più a lungo di quanto comunemente si credeva. «Non è sempre facile per i teen-ager prestare attenzione in classe senza che la loro mente se ne vada per un’altra strada», osserva la dottoressa Iroise Dumonthel, co-autrice dello studio. Adesso, in compenso, hanno una scusa perfetta per distrarsi, a casa o a scuola, senza che nessuno possa rimproverarli.
Enrico Franceschini
