Le 10 domande più frequenti in un colloquio di lavoro

Il faccia a faccia con il selezionatore è il momento in cui ci si gioca la possibilità di essere assunti. Ecco come prepararsi agli interrogativi più comuni.

Se è arrivato il momento di cambiare lavoro o di cominciare la prima esperienza lavorativa, è importante informarsi sulla storia dell’azienda cui ci si propone, connettersi alle pagine social del proprio referente per seguirne i movimenti, perfezionare il curriculum e sistemare il profilo LinkedIn. Quando arriva il momento dell’incontro con chi sta selezionando i candidati, bisogna essere pronti a rispondere alle tipiche domande di un colloquio di lavoro: ecco quelle che non mancano mai e come affrontarle.

1. Mi dica qualcosa di lei. È la domanda che gli esaminatori usano per rompere il ghiaccio. La risposta ideale è una frase stringata e significativa, in grado di catturare l’attenzione del proprio interlocutore e di rimanere impressa. In questo caso è importante raccontare in breve competenze e qualifica, spiegando come i propri punti di forza si adattano al profilo richiesto.

2. Perché si è candidato per questa posizione? Con questa domanda il selezionatore cerca di capire la motivazione che c’è dietro all’interesse per l’azienda e quanto la si conosce. Prima di affrontare il colloquio raccogliere informazioni sull’azienda: se, per esempio, si occupa di organizzazione d’eventi anche a livello internazionale, argomentare che ci si è candidati perché si vuole fare parte di un gruppo che lavora anche all’estero. Evitare i riferimenti agli aspetti economici: l’esaminatore potrebbe pensare che l’unica cosa cui si è interessati è lo stipendio.

3. Quali sono i suoi punti di forza? Chi sta valutando un candidato vuole conoscere le competenze della persona che ha davanti e capire se sono in linea con quelle richieste per la posizione in esame. Nella risposta è bene scegliere tra le proprie qualità quelle che più si adattano al posto per cui si compete in quel momento. Se, per esempio, ci si candida per lavorare in un’azienda che ha attività in molti paesi all’estero, sottolineare la propria padronanza di più lingue straniere.  Molto apprezzato anche il riferimento alla capacità di imparare in fretta e all’attitudine di lavorare in gruppo (o al contrario in maniera autonoma, dipende da quanto richiesto per la posizione).

4. Quali sono le sue debolezze? Evitare di dire che non si hanno debolezze, tutti ne hanno. Nella risposta, alla parola “debolezza” sostituire l’espressione “area di miglioramento”, scegliendone una non essenziale per quella posizione.  Per esempio, se si è molto emotivi, dire che si sta lavorando su questo aspetto del proprio carattere per impedire alle emozioni di prendere il sopravvento. In questo modo si dimostrerà la propria volontà di cambiare e di migliorarsi.

5. Quali sono stati i suoi risultati fino a ora? Scegliere uno o due risultati ottenuti di recente, avendo cura di individuarli tra quelli che possono essere legati alla posizione offerta. Descrivere la situazione, le competenze professionali utilizzate e il risultato finale, cercando di quantificare i benefici. Far capire al proprio esaminatore quanto imparato e come le proprie competenze possano essere utili nel nuovo posto di lavoro.

6. Qual è stata la situazione più difficile affrontata al lavoro? Con questa domanda l’intervistatore vuole capire se il candidato ha capacità di problem solving (cioè di affrontare e risolvere situazioni problematiche). Nella risposta è utile descrivere una passata situazione di lavoro che presentava situazioni di difficoltà create da altri. Spiegare com’è stata affrontata, descrivendo le azioni intraprese e le soluzioni adottate. Se, per esempio, nel proprio precedente lavoro si è avuto un problema con un fornitore che ha ritardato una consegna e si è dovuta posticipare una scadenza, raccontare come è stata risolta la questione. In generale, rispondere dando l’idea di essere una persona che affronta difficoltà e frustrazioni senza drammatizzare, perché fanno semplicemente parte del lavoro.

7. Che cosa le piaceva e cosa non le piaceva del suo ultimo lavoro? Per rispondere a questa domanda occorrono equilibrio e diplomazia: ci si candida a un altro lavoro per cui non bisogna esagerare nel descrivere positivamente quello attuale, ma contemporaneamente non bisogna parlare male della propria occupazione. Focalizzarsi su ciò che l’attuale lavoro ha permesso di imparare, ipotizzando similitudini con il nuovo posto. Per spiegare perché si vuole lasciare la vecchia azienda, scegliere un aspetto che non ha nulla a che fare con le proprie capacità (per esempio le dimensioni dell’impresa).

8. Quali sono i suoi obiettivi per il futuro? Con questa domanda l’esaminatore vuole capire se la persona che ha davanti è ambiziosa. Nella risposta, è bene far capire che il proprio obiettivo è la crescita professionale, che comporta non solo nuove responsabilità, ma anche la creazione di valore. Parlare di obiettivi, sempre evitando riferimenti agli aspetti economici, di cui è meglio parlare in un’altra fase della trattativa. Rassicurare il selezionatore sull’intenzione di volersi impegnare per progetti di lungo periodo.

9. È disposto a trasferirsi? Questa domanda viene fatta per valutare la flessibilità e la disponibilità a cambiamenti immediati. In casi del genere il datore di lavoro provvede alle spese per il trasferimento e potrebbe assistere il dipendente anche in altri aspetti della sistemazione. Tuttavia, se non si è disposti a trasferirsi, dirlo subito per evitare eventuali frizioni successive.

10. Dove si vede tra cinque anni?  La risposta a questa domanda deve essere molto equilibrata per non dare l’impressione di aver programmato tutto (“tra due anni mi aspetto l’aumento, tra tre mi aspetto un ruolo più importante) o, per contro, di essere alla deriva. Nel primo caso, infatti, si darà l’impressione di essere presuntuosi, nel secondo di non avere obiettivi. Assicurare all’intervistatore di voler prendere un impegno di lungo periodo e che la posizione per la quale ci si propone è proprio quello

redazione


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